Presto o tardi, a chiunque si cimenti nella gestione di uno o più acquari, balza all'occhio la possibilità d'applicare a quanto sopra qualcosa della propria esperienza al di fuori dell'acquariofilia. Sia che provenga dal bagaglio di cultura o manualità generale che ognuno accumula negli anni o dalle capacità maturate nel lavoro, questo qualcosa non tarda a far capolino nella mente di chi tiene le mani in acqua e a volte, grazie ai più intraprendenti, diventa uno dei mattoncini che entrano di diritto nello scibile del bricolage applicato alle vasche.
I motivi che spingono gli appassionati ad applicare le proprie conoscenze sono disparati e vanno dal semplice desiderio di faticare meno a quello di spendere il poco tempo che generalmente la vita più o meno frenetica dei nostri giorni ci lascia per questa passione nel miglior modo possibile, vale a dire quello di sfruttarlo per concentrarsi sull'inventiva riducendo i compiti noiosi e ripetitivi seppur assolutamente necessari.
Detto questo, molti sanno della presenza su internet nonché [raramente] su qualche rivista di una nutrita letteratura riguardo al "fai da te": ci sono quasi sempre sezioni riservate a questo aspetto nei forum acquariofili più conosciuti e sono zeppe di idee più o meno utili e affidabili, spesso simili fra loro.
Il buono di tutto ciò sta nella condivisione delle opinioni e delle esperienze in senso lato: un' eredità della più generale "pioggia" di idee, pareri e cultura che Internet ci regala ... in una parola, la conoscenza.
Il pericolo potenziale sta invece nel fatto che il vaglio attraverso il quale normalmente ogni articolo pubblicato deve passare spesso non è curato da esperti del settore a cui gli strumenti ed i materiali utilizzati nonché la filosofia stessa del progetto fanno riferimento ma da moderatori o amministratori che spesso, pur essendo ottimi conoscitori dell'acquariofilia, non conoscono quasi nulla della tecnica impiegata.
Ancor di più questo diventa vero quando si pensa a piccoli progetti o semplici consigli scritti nelle discussioni dei forum: i paletti entro i quali giustamente viene esercitato il diritto censorio non si riferiscono certo al merito tecnico-scientifico dell'intervento ma solo agli ovvi crismi di rispetto riguardo al senso comune del pudore, delle idee politiche etc ...
Ecco quindi che, in questi casi, se viene inviato un post dove si afferma la totale sicurezza di un acquario da 1500 litri al centro d'una stanza ai piani alti in un palazzo d'epoca con una luce di 10 metri fra muro e muro, solo il fortuito ed auspicabile intervento d'un tecnico edile [o di qualche persona di buon senso] può sollevare i sacrosanti dubbi sulla veridicità dello stesso.
Va detto a onor del vero che la quantità di persone che frequenta i forum fa sì che quanto sopra spesso avvenga, però questo non annulla in toto il pericolo e mi induce a qualche riflessione d'ordine generale che vi propongo qui di seguito.
Questo articolo è quel che si dice normalmente un "cappello" nella trattazione dell'argomento in questione: le prossime volte cercherò di scendere nel dettaglio affrontando gli argomenti dei quali ritengo avere una conoscenza derivata dall'esperienza diretta o indiretta sufficiente a non cadere anch'io in quanto detto prima.
Al momento approfitto dello spazio immeritatamente concessomi per cercare di delineare la filosofia del far da sé [la mia almeno] applicata alla passione acquariofila. Niente manuali di bricolage quindi, ma una descrizione dell'argomento nei suoi principi e nelle applicazioni concrete.
In quel che scriverò ci sarà tutto quanto ho potuto sperimentare personalmente e tutto ciò che, pur non avendo avuto modo di sperimentare, ritengo valido. Ovviamente, quanto non rappresenti farina del mio sacco verrà chiaramente evidenziato citando fonti e reperibilità delle trattazioni, affinché chiunque legga possa farsi la propria opinione, altrettanto valida di quella del sottoscritto, al riguardo.
Concludo questo lungo prologo aggiungendo che, ovviamente, verranno segnalate le fonti anche nel caso degli argomenti che, pur avendo sperimentato personalmente, ho appreso da esperti nel settore specifico oppure da altri acquariofili.
L'importanza dei fini
Titolone ad effetto per aprire la più importante delle riflessioni riguardo alle pratiche di applicazione del proprio intelletto nella realizzazione di alcunché: "Sono sicuro che mi convenga?". Spesso è difficile rispondere a questa pur chiara domanda per svariati motivi, alcuni dei quali sono convinto valga la pena citare.
Scarsa conoscenza dei materiali o degli attrezzi impiegati. Molte volte capita d'imbarcarsi in qualcosa di più grande rispetto a quel che ragionevolmente è possibile realizzare in proprio perché si è lesinato nel documentarsi al in merito oppure si è stati troppo ottimisti riguardo alla facilità d'uso delle attrezzature necessarie o dei materiali impiegati. Anche l'idea di poter eseguire lavori con un'attrezzatura più scarsa del dovuto "arrangiandosi" con quel che si ha porta in molti casi alla stessa conclusione: si butta tutto o lo si impiega facendo danni.
Scarsa conoscenza del contesto sul quale quanto realizzato andrà ad incidere. Anche chi conduce una o più vasche con successo da anni è ovvio che non domini la completezza dello scibile umano; essere un ottimo acquariofilo non implica purtroppo la conoscenza completa dei tanti aspetti [seppur concentrati in pochi decimetri cubi] che insistono sul microcosmo a cui tanto teniamo. Parlo di Chimica, dinamica dei fluidi, statica, biologia, illuminotecnica e quindi elettrotecnica, elettronica e … chi più ne ha più ne metta. C'è chi ha la fortuna [beato lui] di dominarne alcuni, forse qualcuno anche tutti … ma la grande maggioranza di noi appassionati non si trova nella situazione di poter prevedere con ragionevole certezza le conseguenze delle sue azioni. Quindi, oltre che riguardo alla preparazione dei manufatti o di quant'altro si realizzi in autonomia, è importante cercare di documentarsi al massimo anche su quel che succederà usandolo.
Prevalenza nella decisione di far qualcosa da soli dell'entusiasmo derivante nel realizzarla rispetto ai reali vantaggi che ne deriveranno. Capita spesso di entusiasmarsi davanti ad un kit ben confezionato [li vediamo giornalmente in edicola, belli e fiammanti specie alle prime uscite]. La stessa cosa sono convinto possa accadere leggendo il resoconto ben fatto e ben presentato di un'opera autocostruita.
Mi spiego meglio: capita spesso che chi abbia a pubblicare il suo lavoro sia fortemente tentato di mostrare foto assai "pulite" ed accattivanti dell'opera: generalmente gli attrezzi utilizzati vengono posti in bella mostra all'inizio della trattazione, i passi intermedi fotografati alla loro conclusione - dopo aver buttato cartacce, residui, porcherie, trucioli ecc. ed aver spolverato il tutto - ed infine vediamo l'opera conclusa bella e fiammante. Lo dico non per un malcelato cinismo ma perché l'ho fatto anch'io in passato e, cimentandomi piuttosto spesso in queste cose per gli acquari e non, lo vedo spesso anche in cose di altrui pubblicazione.
E' certamente umano, comprensibile e condivisibile pubblicare qualcosa dando alla stessa la meritata enfasi, ed è peraltro spesso indispensabile farlo onde rendere più chiara la trattazione: non si capirebbe molto da una foto che mostra un lavoro a metà coperto di stracci e residui … è d'altro canto molto utile far risaltare anche la necessità di sporcarsi le mani e quanto le circonda, onde permettere a chi decidesse di cimentarsi a sua volta nell'opera di valutare se sia realizzabile sul tavolo di cucina oppure sia necessario disporre, per esempio, d'un piano di lavoro idoneo dove ci sia anche la possibilità di lasciare provvisoriamente il manufatto fra una lavorazione e l'altra.
Ad onor del vero va detto che, specie sui forum, gli appassionati che condividono le loro esperienze non lesinano ne' avvertenze al riguardo né foto che illustrano lo stato del piano di lavoro durante l'assemblaggio … a mio giudizio è bene ricordarsene prima di iniziare alcunché: spesso la non disponibilità d'un luogo idoneo ad un dato lavoro rende la sua buona riuscita quasi impossibile … e questo vale un po' per tutti i tipi di "fai da te" di cui tratteremo.
Autoconvincimento riguardo all'efficacia e/o alla necessità o alla convenienza economica. Dopo tutte le domande riguardo alla possibilità
di realizzare un qualcosa, vale sempre anche la pena di fare un esame serio sulla sua convenienza: esiste in commercio un prodotto
affidabile e garantito da un nome noto che assolve efficacemente il compito e che mi costa meno di quanto alla fine pagherei per
realizzarla da solo? Se la risposta è si, ci sono due strade: la prima prevede di proseguire imperterriti al grido di
"chissenefrega, mi piace farlo e sono conscio di non sprecare il mio denaro nel realizzarla, visto che comunque mi diverte di più
che passare in negozio". Visione condivisibile nel caso in cui la sicurezza nelle proprie capacità sia sufficiente a garantire
ragionevolmente un piacevole passatempo, o in quello in cui si sia sicuri d'avere un senso critico tale da assicurare il non uso del
risultato in caso di mala riuscita dello stesso.
La seconda strada è quella, altrettanto condivisibile, di concentrarsi su altri argomenti più facilmente affrontabili
secondo le proprie conoscenze, la propria manualità o quant'altro.
Se invece la risposta è "No, non c' è in commercio nulla che
s'avvicini a prezzi anche solo paragonabili" … per me vale la pena
provare: sempre fatta salva la valutazione sincera delle proprie
capacità e l'attenzione a non provocare danni a cose o persone.
Eccessiva fiducia in una fonte e conseguente limitazione nella verifica della sua attendibilità. Questa riflessione / raccomandazione vale soprattutto per quel
che si può leggere in un forum, un sito personale [blog o simili] o comunque per il "sentito dire".
Normalmente, quanto sta invece scritto in una rivista dovrebbe esser stato vagliato per evitare figuracce che ne riducano di
colpo la credibilità [e di conseguenza il flusso di denaro in ingresso]: quindi godere di maggior affidabilità. Ci sono
diverse persone che scrivono sui forum che frequento di cui mi fido ciecamente e dalle quali ho imparato tutto quel poco che
posso dir di sapere sugli acquari … come peraltro m'è capitato di leggere stupidaggini colossali sia dal punto di vista
specificamente acquariofilo che da quello delle cose a questo mondo direttamente o indirettamente legate. Il messaggio è quello
di capire bene chi è che ha scritto qualcosa prima di metterlo in pratica. Sarà anche ovvio ma a volte una cretinata ben
confezionata può facilmente assumere l'aura d'una pillola di saggezza per chi non sia ancora troppo addentro ad un argomento;
del resto non sono solo le persone preparate e prudenti ad aver proprietà di linguaggio. Va detto anche che le cose errate non
necessariamente sono scritte in malafede, che il concetto di "errato" o di "giusto" ha spesso facce diverse in base al contesto
nel quale vengono calati i concetti espressi e che quanto sopra in acquariofilia capita quasi sempre, fatte salve alcune nozioni di
base.
Detto tutto ciò, l'ulteriore ovvia raccomandazione è quella di capire se quel che si legge è trasferibile tout court nel contesto
che si ha in mente.
Prima e durante l'opera
Dopo il terrorismo psicologico dello scorso capitolo dirò un po' di cose che probabilmente parranno ovvie ma, dato il senso di questo primo articolo e la responsabilità che comunque sento verso chi avrà la bontà di leggerle, ritengo sia importante elencare qualche principio dal quale trovo essenziale non prescindere quando si realizzi qualcosa da soli per i nostri acquari [e non solo].
Quanto andiamo a costruire, una
volta finito dovrà essere più robusto di quanto s'ipotizzi sia
necessario. Ve lo ricordate Wile E. Coyote? Penso di si:
specie per chi ha una quarantina d'anni come me i suoi cartoni
animati sono stati una costante per tanto tempo. Per chi non lo
ricordasse, comunque, è quel povero canide dell'Arizona che per
catturare un odiosissimo struzzo dà sfogo a tutto il suo genio
realizzando improbabili apparecchiature che inevitabilmente, alla
fine, per ben che vada lo scagliano in fondo ad un dirupo.
Lo cito perché è emblematico del fatto che anche il genio più
sfrenato non porti nulla di buono senza una corretta realizzazione
ed uno studio preventivo ben eseguito
Non essendo per presupposto chi realizza quanto in oggetto un
professionista specifico o comunque non trattandosi d'una
produzione in serie che si giova di collaudi e verifiche
sperimentali e presso la clientela, è sempre meglio eccedere in
prudenza costruttiva per evitare spiacevoli sorprese durante il
successivo utilizzo.
Tra l'altro, quando si utilizzano tutti i crismi per far qualcosa
per bene, la soddisfazione che regala l'evidenza della solidità o
dell'efficienza di quanto realizzato compensa alla grande il
maggior tempo impiegato … la precarietà regala solo dubbi,
incertezze e preoccupazioni riguardo al suo uso.
Quando si costruisce qualcosa o lo si modifica,
occorre prendersi tutto il tempo necessario: le scorciatoie
sono quasi sempre foriere di malfunzionamenti nel migliore dei
casi e di danni nel peggiore. Che si debba preparare una soluzione di
fertilizzanti, si intenda costruire una vasca o realizzare un
filtro o quant'altro è bene mettersi in condizione fin dall'inizio
di non dover subire intoppi per il protrarsi delle attività:
l'esempio classico è quello del tavolo di cucina dove, quando lo
si utilizzi come piano di lavoro, è ovvio sia necessario finire
prima di cena o di pranzo oppure spostare il tutto altrove.
A mio parere entrambe le condizioni citate, e soprattutto la
prima, non sono affatto favorevoli ad una buona riuscita, specie
quando si tratti di attività delle quali non si abbia una
conoscenza approfondita e per le quali non si possa esprimere a
priori una valutazione temporale sufficientemente attendibile.
Non bisogna mai lesinare nel documentarsi:
il tempo impiegato per chiarire qualcosa di cui non siamo convinti
è speso più che bene, ed è sempre assolutamente inferiore a
quello necessario a ricominciare daccapo oppure a riparare i danni. Non occorre aggiungere nulla al titolo: far
qualcosa senza conoscerne per quanto possibile ogni aspetto spesso
porta al fallimento dell'opera o ai più volte citati danni
nell'uso della stessa qualora la si porti comunque a termine.
Il consiglio ovvio, quando si è consapevoli d'esser nuovi all'uso
di un'attrezzatura o di un materiale, è quello di impratichirsi
usando piccole quantità di materie prime "a perdere" onde evitare
sprechi e danni finché non si sarà acquisita una manualità ed una
sicurezza sufficienti a partire con la realizzazione vera e
propria. Per esempio, imparare a spellare correttamente un filo su
spezzoni di recupero può parer banale ma in molti casi evita di
trovarsi nelle pesti quando la stessa operazione, compiuta dentro
la plancia di un acquario, debba riuscir bene assolutamente al
primo colpo data la misura esatta di tutti i conduttori: sbagliare
vorrebbe dire dover sostituire il filo [e spesso non è affatto
facile] oppure giuntarlo [pessima alternativa in un ambiente
umido, seppur a volte inevitabile quando il capo opposto sia
annegato nella resina].
Occorre sempre lavorare in sicurezza: perché trasformare un piacevole impiego del proprio
tempo in qualcosa di spiacevole nella migliore delle ipotesi? Ci sono parecchie cose in campo acquariofilo che
possono esser realizzate autonomamente dagli appassionati ma
implicano l'uso di attrezzature o materiali potenzialmente
pericolosi, specie nel caso in cui non si osservino le necessarie
misure di sicurezza. Penso ad esempio agli impianti elettrici,
alla manipolazione di sostanze chimiche per la preparazione di
fertilizzanti o altro: sono solo due esempi ma quasi sempre
predisponendo, realizzando, collaudando e mettendo in funzione
manufatti o quant'altro di autoprodotto ci si può trovare davanti
a svariati pericoli se non si conoscono o non si applicano le
corrette procedure. Oltre al documentarsi al riguardo, un buon
metodo [che come già detto vale anche per tutte le avvertenze in
precedenza enunciate] è quello di provare attrezzi e materiali in
sicurezza prima di iniziare.
In tal senso, mi viene in mente un consiglio: nella misura del
possibile, prendetevi sempre il tempo per smontare le
apparecchiature sulle quali lavorerete per eseguire le operazioni
in un posto comodo e sicuro. Anche il più semplice dei lavori,
quando lo si esegua in posizioni scomode o precarie [e in acquariofilia si sprecano] può trasformarsi in un macello:
prendetevi il tempo per smontare, lavorare e rimontare [ovviamente
se siete in grado di farlo correttamente] e non sbaglierete.
Altra cosa assai importante al riguardo è l'attenzione: qualora si
utilizzino sostanze chimiche per le quali è importante non
sbagliare i dosaggi e fare attenzione nel manipolarle, oppure
quando si lavori con apparecchiature in tensione
[sempre da
disconnettere dalla rete prima di operare] è assolutamente
indispensabile concentrarsi. Anche questo pare banale da dire ma
la maggior parte degli incidenti avvengono solo per distrazione,
ci vuole davvero poco. Importante quindi evitare di compiere
operazioni delicate quando siano presenti dei bambini oppure altre
fonti di possibile distrazione.
Infine, è assolutamente preferibile non fare quello che ci si propone se per qualunque motivo non si è in grado di procurarsi gli attrezzi e/o i materiali idonei. Inutile spendere poco in qualcosa che non funzionerà, funzionerà male e magari danneggerà il contesto nel quale verrà applicato, oppure realizzare qualcosa male per la fretta di farlo anche se ci sono difficoltà a reperire quanto necessario. Meglio aspettare e rispettare tutte le specifiche, a meno che non s'abbia l'esperienza necessaria per sperimentare varianti.
Ovviamente, questa non è una sterile predica derivante da un malcelato istinto paternalistico, né uno sfoggio di prudenza fine a se stesso: un lavoro ben fatto spesso richiede impegno di tempo e denaro ma la soddisfazione che dà alla fine è quella che ci aspettavamo, mentre uno fatto male nel migliore dei casi fa scemare la voglia di concluderlo e ci fa sprecare le energie impiegate.
Come, dove e perché
Dopo i primi capitoli intimidatori, abbiamo giusto il tempo di elencare quel che l'esperienza nel tempo di molti "pionieri" ci ha reso noto si possa realizzare autonomamente nella gestione delle vasche domestiche.
I contesti abbracciati da quanto sopra sono discretamente ampi, ma questo non ci deve stupire in quanto ampia è l'esigenza di conoscenze di base di chi si dedichi, come noi, alla gestione di piccoli ecosistemi e cerchi di renderli quanto più autonomi possibile.
Di seguito provo a raggruppare le macro aree nelle quali, secondo quel che m'è stato dato di leggere o sperimentare, è possibile intervenire. Inoltre, cercherò di produrre un elenco di temi per ciascun titolo, mantenendomi per ora sul generico.
Chimica:
Preparazione dei fertilizzanti con sostanze facilmente reperibili a basso costo.
Realizzazione di controlli continui di alcuni parametri dell'acqua [v. Elettronica].
Preparazione dei substrati per alcuni tipi di vasca.
Preparazione di correttori di durezza carbonatica o totale.
Lotta ad alcuni tipi d'alga.
Preparazione di cibi per alcune specie di pesci [l'argomento è solo citato per completezza visto che esula dall'argomento specifico: l'acquario di piante].
Elettronica / Informatica:
Cambio d'acqua automatico o semi-automatico [temporizzato o attivato dall'acquariofilo].
Somministrazione di sostanze automatica e temporizzata.
Reintegro automatico dell'acqua evaporata.
Controllo di parametri dell'acqua [v. Chimica] con o senza automatismi conseguenti.
Realizzazione di impianti per il controllo dell'intensità e della durata della radiazione luminosa.
Controllo dell'erogazione della CO2.
Rilevamento di perdite nelle vasche o negli impianti di contorno.
Elettrotecnica:
Realizzazione e modifica di impianti illuminotecnici specifici al campo acquariofilo.
Attuazione degli automatismi elettronici in bassa e media tensione.
Realizzazione di piccoli impianti per la fornitura in sicurezza dell'energia agli acquari.
Messa in sicurezza degli impianti interni alle plance o di contorno.
Idraulica, Meccanica e discipline di varia manualità:
Installazione e modifica delle piccole condutture per il trasporto dell'acqua da e per la vasca [supporto agli automatismi elettrici, meccanici, elettronici o semplice installazione e/o sistemazione delle condotte di base come quelle dei filtri esterni].
Trasporto, controllo ed erogazione della CO2 [dalla bombola in poi]
Apparecchiature filtranti: gestione, modifica, manutenzione, realizzazione.
Modifiche meccaniche di plafoniere o plance.
Modifica o rinforzo statico di superfici atte a sorreggere le vasche.
Realizzazione di manufatti per l'utilizzo degli impianti ad osmosi inversa ed il loro impiego automatizzato e non.
Ausili alla conservazione delle attrezzature e dei materiali.
Di sicuro nell'elenco manca qualcosa che non tarderà a far capolino nelle trattazioni future: le attività sono veramente tante, come tanti sono i campi che le comprendono e diverse le cognizioni necessarie per intraprenderle. Ho volutamente tralasciato campi dei quali so davvero pochissimo come le lavorazioni del vetro atte alla costruzione in autonomia delle vasche, le opere di carpenteria atte alla realizzazione di mobili per acquari ed altro ancora: negli articoli a venire, se sarà necessario, citerò al riguardo fonti di cui so di potermi fidare facendo riferimento a loro pubblicazioni online.
Per tutto il resto che ho citato e per quanto mi sono di sicuro dimenticato, vi do appuntamento ai prossimi articoli dove cercherò di raccontare ed illustrare la mia esperienza o quelle altrui.