Jane Austen di sicuro non pensava a lussureggianti distese sommerse e tantomeno a leggiadri pinnuti che sulle stesse volteggiavano mostrando la loro bellezza agli astanti: ciò non di meno, prendere in prestito il titolo di questo romanzo a mio giudizio ben s’adatta al filo che in questa serie di scritti desidero seguire: la ragione serve a mettere in pratica quanto possibile onde appagare il sentimento che ci spinge a ricercare il bello sott’acqua e fra le mura domestiche.
Avere una bella vasca o più in casa, quando l’aggettivo “bella” coincida in pieno con il proprio senso estetico, è una cosa stupenda: questo penso sia difficile negarlo… altrettanto difficile da negare è però la fila di incombenze e costi che si porta dietro quando la si voglia realizzare e soprattutto mantenere nel tempo come si deve.
Raggiungere buoni livelli estetici implica disporre del tempo che serve per costruirsi l’esperienza necessaria allo scopo, e per molti di noi il tempo è merce rara, quindi conoscere a priori le possibilità che ci sono date per ridurre le incombenze ripetitive che si presentano in base al tipo d’allestimento penso possa aiutare a scegliere una tipologia di vasca “sostenibile” e ad usare più tempo per mantenerla esteticamente appagante rispetto a quello impiegato per non farla morire.
Inoltre, nella scelta iniziale e successiva dei materiali si può risparmiare arrivando agli stessi risultati di chi può permettersi d’entrare in negozio e comprare il top delle varie gamme commerciali… magari anche evitando di mettersi in casa quei “totem” che per anni permarranno nell’armadietto dell’acquario, fino al giorno in cui ci si dimentica del motivo per cui li si aveva acquistati.
Premetto un’ultima cosa prima d’entrare nel concreto: questo scritto fa nomi e cognomi di marche e rivenditori e dice cose che forse in alcuni casi vanno a cozzare contro nozioni comunemente diffuse, è bene perciò precisare quanto tutto ciò che leggerete sia farina del mio sacco e provenga da esperienze personalmente acquisite quindi, in quanto tale, non volto ad alzare questa o quella bandiera ma semplicemente a raccontare quel che i miei occhi hanno potuto vedere.
Non essendo poi dotato di nozioni scientifiche tali da trarre troppe conclusioni di valore assoluto, ribadisco una volta in più il taglio narrativo, o meglio lo sprone alla riproduzione di certe esperienze che caratterizza quanto segue.
Qualcosa di concreto, finalmente
Poiché so d’essere un inguaribile logorroico, bandisco le ciance e parto con l’ipotizzare una prima realizzazione dalla A alla Z basandomi su tipologie di vasca che ho provato personalmente e che ho condotto per almeno 18 mesi.
Checché se ne dica in giro, la mia esperienza ha messo in luce come gestire vasche piccole, purché votate alle piante e quindi con un limitato numero di pinnuti, non sia affatto più difficile che condurre piscine da sogno.
Detto questo, scelgo di partire con un esempio di volume ridotto per diverse ragioni:
1. Una vasca piccola richiede manutenzioni più semplici: con questo non voglio dire che la si possa trascurare beatamente ma che qualunque intervento, salvo rare eccezioni, risulterà più facile. Pensate solo ai cambi d’acqua.
2. Se dico scemenze, avrete meno motivi di mandarmi al diavolo: una piccola vasca offre la possibilità di provare quanto trattato senza investimenti importanti ma regala comunque esperienze spendibili a posteriori in volumi più grandi.
3. Se volete provarci, è più facile trovare il posto e costa meno: sono d’antica origine Ligure, quindi non insensibile al secondo punto e nel contempo so cosa vuol dire sistemare una vasca in un appartamento medio avendone al momento 8 in piena attività.
Visto quanto sopra, percorrerei la strada verso due ipotesi parallele ugualmente efficaci e di pari volume ma con caratteristiche differenti per quanto inerente al livello di “artigianato” posto in essere.
Cominciamo con la vasca: mi concentrerei, visto quanto detto sopra, su un volume tra i 15 ed i 30 litri lordi che ci fornirà i vantaggi citati permettendoci inoltre di illuminare agevolmente il tutto con soluzioni di costo ridotto, data la larghezza compatibile con lampade fluorescenti a basso consumo (PL) da 11W, facilmente reperibili su strada o in rete.
In quanto poi all’acquisto del contenitore, essendo manifestamente negato nell’uso del silicone, non mi avventuro in consiglio alcuno riguardo eventuali autocostruzioni: mi limito a segnalare l’alternativa rappresentata a questi volumi dalle vaschette di Plexiglas e l’opportunità di non scegliere cristalli troppo sottili.
Propongo una semplice tabella mutuata da un mio precedente articolo che mette in relazione la larghezza della vasca in cm con lo spessore minimo dei vetri da adottare (in mm).
Per quanto riguarda la vasca, non vado oltre salvo suggerire vivamente un modello aperto visto che le luci che proporrò prevedono questa tipologia e non trattano per ora la modifica d’una plancia standard.
Vediamo ora le altre caratteristiche dell’allestimento, quelle per cui confronteremo diverse alternative.
| soluzione 1 | soluzione 2 | |
|---|---|---|
| fondo | 5 cm di fondo fertile composto da 1/3 di torba di stagno e 2/3 di terriccio da vaso (NO Compost). 5 cm soprastanti di ghiaino quarzifero con granulometria di 4-5 mm. | Fluorite Seachem (Vedi commenti successivi) |
| acqua | Del rubinetto purché potabile e con contenuto di sostanze nutrienti / metalli pesanti nella norma. | |
| illuminazione | 1 lampada PL da 11 – 860 alloggiata in un corpo illuminante modello Global dell’IKEA opportunamente adattato. Dai 20L lordi in su aggiunta di una PL 11W – 840 sullo sfondo della vasca alloggiata in analoga plafoniera. | Fino a 20L lordi, una Plafoniera Resun M11 con lampada PL da 11W 860, oltre, una Plafoniera Resun PU16 con 1 PL DA 18W Osram Dulux 12-950 oppure due M11 840/860 (fastidiose però per la manutenzione se in coppia). |
| filtro | A piacere (consigliati modelli a zainetto fra i quali eccellono Askoll ed Eheim). Se si fanno le cose per benino si può anche azzardare una vasca che ne faccia a meno. | A piacere (consigliati modelli a zainetto fra i quali eccellono Askoll ed Eheim). |
| riscaldamento | Dipende dai pesci, se ci concentriamo sulle piante, ospitiamo razze non eccessivamente esigenti in fatto di temperature (es. Poecilia Reticulata magari adattati dalla nascita) e la stanza dove sistemiamo la vasca non scende sotto i 18-20 °C possiamo tranquillamente farne a meno. | |
| Co2 | No | Impianto Askoll con bombola 500g usa e getta |
| regime fertilizzazione | Nulla salvo derive negative causate da evidenti carenze | Regime settimanale con integrazioni a fronte di evidenti carenze o aggiunte infrasettimanali in presenza di flora esigente. Preparati casalinghi per NPK, florovivaistici o acquaristici per il Ferro e acquaristici per i Micro Elementi. Per Magnesio, Calcio e Carbonati come da induritori citati di seguito. Linee fertilizzanti settimanali o meno che dichiarino il contenuto nel dettaglio - Seachem - Tropica MG - Kent |
| reintegro evaporato | Acqua di rubinetto addizionata di biocondizionatore quando necessario. Reintegri con demineralizzata quando la durezza presenti risalite eccessive. | Acqua demineralizzata |
| cambi d'acqua | Tendenzialmente, 10% ogni 30-60 giorni. | 20-30% ogni 14-21 giorni oppure, trattandosi di piccole vasche, ridotti e frequenti cambi fatti con contenitori da mezzo litro ogni 3-5 giorni. Personalmente li trovo assai comodi tenendo tre di queste vaschette in bagno … sono attività che diventano maggiormente piacevoli se associate alle abluzioni mattutine. |
| piante | Poiché snatureremo un poco l’alternativa low tech spingendo l’energia luminosa ad una quantità di lux fatti pervenire in acqua generalmente riservata a vasche con CO2 e fertilizzazione puntuale dell’acqua, la proposta indecente è quella di … non limitarsi, se non tenendo conto del ridotto volume d’acqua e della bassa profondità della stessa. Quindi, fatte salve qualità potenzialmente ostiche anche in presenza di protocolli ferrei seguiti a puntino, via libera all’estro creativo. L’ unica altra considerazione degna di nota per il low tech rispetto alle altre due alternative è rivolta agli amanti (fra i quali indegnamente mi comprendo) dei paesaggi Zen: una vasca a basso impiego tecnologico “funziona” grazie soprattutto a se stessa, quindi alla massa vegetale che la compone … per cui occorre lasciare più spazio alla “foresta” e far regredire i praticelli … che comunque ho notato non essere affatto necessario bandire nonostante in questo tipo di vasche piccole io preferisca mantenere un regime più “sperimentale” che estetico e quindi tenda a piantumare il più possibile lasciando agio al rigoglio “selvaggio”. Vedremo nell’esame esteso delle caratteristiche sviluppato di seguito un’analisi delle qualità vegetali da me provate senza trascurare quelle che a mio giudizio prospererebbero altrettanto bene nell’uno o nell’altro allestimento proposto. | |
| pesci | Saranno preziosi collaboratori e ravviveranno la vasca ma la loro scelta dovrà essere oculata: pochi, piccoli, adattabili, resistenti … e, perché no? Prolifici, visto quanto si prestano vaschette del genere alla crescita dei piccoli e quanto sia positivo ed appagante ottenere generazioni nate, cresciute ed adattate all’ambiente che andiamo creando. In altre parole, Poecilia Reticulata, Guppy per gli amici. Ovvio poi che ci siano alternative, di pesciolini piccoli, socievoli e piuttosto adattabili ne esistono, ma loro sono i campioni. Vedremo di approfondire in seguito |
La tabella riportata sopra serve per inquadrare le due scelte: ovviamente deve essere integrata da alcune considerazioni che spieghino come io sia arrivato a tali suggerimenti.
Il fondo
La prima soluzione prevede un allestimento che viene comunemente chiamato “low tech”: questa definizione mi trova d’accordo solo se interpretata come una scelta che richiede l’uso di minor tecnologia o, meglio ancora, di meno danaro: se la si vede come definizione di “vasca dei poveri” o “di chi non ha tempo” non sono d’accordo perché a quanto ho potuto osservare nasconde potenzialità ben al di là di un escamotage per tener poco le mani in acqua … basta provare a “spingerla” con la luce per rendersene conto.
Detto questo, non ci sono molte altre considerazioni da fare sul tipo di fondo, così è.
Nel caso invece della seconda e della terza ipotesi, francamente sono stato assai combattuto nella scelta della configurazione del substrato da proporre.
Ci sono due estremi se si prescinde dalla soluzione torba - terriccio già citata: un fondo ADA ed un ghiaino come quello che ricopre l’acquario n°1, riccamente integrato da fertilizzanti additivi.
Per come la vedo io, un fondo ADA è sprecato se usato in tutto quel che non è una vasca ADA dalla A alla Z, punto e basta: non può essere valutato come un prodotto a sé da confrontare con altre alternative da gestire a piacimento.
Dietro questo marchio non c’è solo serietà e tecnologia ma una vera e propria filosofia che dev'essere abbracciata in toto e va ben al di là di quel che sto proponendo.
Per sommi capi, anche un allestimento Dennerle o uno Dupla possono presentare aspetti simili per quanto riguarda la necessità di “seguire fino in fondo” le strategie legate ai prodotti… anche se, mi si permetta di dirlo, dietro ADA c’è Takashi Amano e il suo modo di concepire le vasche, quindi ben più d’un protocollo, ma un sogno Zen che va affrontato sforzandosi di prescindere dal denaro, cosa che non sempre è facile o accettabile fare.
Fatta questa premessa mi pare fuori luogo proporre quanto sopra per le vasche di cui sto trattando, quindi, eliminata anche l’alternativa “bassa” di un fondo sterile mischiato ad integratori per garantire un apporto più efficace di nutritivi, ho puntato su quello che a detta di molti pare essere il substrato fertile più efficace: Fluorite Seachem.
Va detto infine che la seconda ipotesi potrebbe anche prevedere qualcosa di meno specificamente acquaristico come per esempio l’Akadama, la Laterite, il Lapillo Vulcanico, le Terre Allofane e chi più ne ha più ne metta: francamente non mi sento di consigliare nessuna di queste soluzioni, posta la mia inesperienza al riguardo e la volontà di citare solo cose da me provate, delle quali possa parlare a ragion veduta.
Sono comunque convinto che, nell’ipotesi intermedia fra il “low tech” ed il “commerciale”, possa essere cosa buona e giusta sperimentare qualcuna delle alternative citate abbattendo i costi.
L'acqua
Il liquido che esce dal rubinetto, se è vero che in alcuni casi può presentare caratteristiche derivanti dal tipo di falda o dagli additivi aggiunti per abbattere la carica batterica che lo rendono inadatto alla vita ittica o vegetale, al sottoscritto ha riservato piacevoli sorprese.
In passato ho dato a lungo per scontato che una vasca potesse essere mantenuta al meglio solo usando in gran parte (salvo tagli) acqua demineralizzata proveniente da impianti ad Osmosi Inversa o Resine a scambio ionico, pena morie di pesci o imponenti proliferazioni algali: ebbene, quando ho provato a ragionare diversamente in alcune vaschette come quelle di cui qui sto trattando, la cosa si è rivelata sotto ben altri aspetti.
Va da sé che io stia parlando dell’acqua che esce dal mio rubinetto, vale a dire di una conduttura della zona sud-est di Milano e che quanto vada dicendo non sia per forza valido altrove… però la sperimentazione graduale che ho compiuto nell’arco di circa un biennio m’ha portato ad usarla senza demineralizzazione o taglio alcuno e con la semplice decantazione di 24 ore, non aggiungendo biocondizionatore alcuno.
In queste vasche ho sempre coltivato le talee provenienti dalle vasche più grandi “da parata” che tengo in sala e vi garantisco che attecchiscono e crescono perfettamente. Inoltre, negli ultimi mesi ho inserito anche alcune qualità prelevate nei fossi che stanno altrettanto prosperando.
Per quanto riguarda la popolazione animale, lì dentro sono cresciute senza perdite riscontrabili varie covate di Apistogramma Pandurini, Betta Splendens e Guppy… questi ultimi si sono riprodotti più volte in quegli ambienti.
Posto quanto sopra, intendo significare la mia convinzione riguardo all’utilità di un’acqua come quella del rubinetto, che contiene in sé tutti i sali che siamo costretti a reintegrare quando usiamo la demineralizzata e parte dei macro ed oligoelementi che forniamo con i fertilizzanti.
Provare per credere: molti comuni italiani forniscono in rete le analisi a campioni dei propri pozzi e con un po’ di pazienza è possibile trovarle, magari usando i motori di ricerca più diffusi. Scorrendo tali analisi vedrete quanti degli elementi che ci affanniamo a fornire siano disponibili gratuitamente, anche se magari non nelle quantità necessarie per vasche più spinte della norma.
Inoltre, ricordiamo che ci sono norme di legge ben precise riguardo ai contenuti di metalli pesanti, composti organici e carica batteriologica che se fossero violate farebbero scattare come molle le decine di associazioni volte alla tutela dell’ambiente presenti nel nostro paese. Anche a fronte di questo, dalla mia mente nient’affatto erudita nasce il comprensibile sospetto che se un’acqua è potabile possa ragionevolmente ospitare anche la vita piuttosto comodamente.
Esistono certamente le eccezioni conclamate: ho constatato personalmente per esempio la salinità quasi “marina” dell’acqua di Reggio Calabria, ci sono condutture datate od approssimativamente realizzate di certi palazzi che nonostante la bontà della falda aggiungono metalli in eccesso, esistono pozzi che le amministrazioni comunali devono arricchire troppo di cloro, ci sono biotopi che, specie dal punto di vista animale, costringono a mantenere basse durezze quasi impossibili da ottenere senza trattare l’acqua… ma nel complesso, per le vasche di cui stiamo parlando, prettamente orientate alla vegetazione, credo valga la pena provare… fatta salva l’eventuale consapevolezza a priori di siffatte eccezioni.
L'illuminazione
Quando sia necessaria, o meglio sufficiente, una sola lampada PL da 11W la proposta d’utilizzare un corpo illuminante IKEA Global va spiegata perché il costo di questi articoli è di circa 15€, superiore quindi al contraltare commerciale della Resun - che ho citato sopra ed è di circa 1€ più economico (prezzo Acquaingros [n.d.r.]), oltre a non richiedere le modifiche (rognose) che invece presuppone l’uso della Global.
Inoltre, la lampada che l’Ikea fornisce a corredo va buttata nella spazzatura o utilizzata per scopi diversi visto che si tratta d’una 2700°K dalla cimiteriale luce giallastra, adatta per ambienti umani ma non per un acquario, mentre la Resun monta un modello a 5400°K.
Nel caso invece di vasche più grandi la Global ha un suo perché più evidente: dovendone montare due, non ci sono problemi né estetici né funzionali visto che vanno fissate ai vetri laterali, mentre la Resun, che va applicata ai vetri lunghi, se montata in coppia richiederebbe il fissaggio di una lampada sul vetro anteriore… le conseguenze penso possa evitare di spiegarle.
Ci sono ovviamente altri corpi illuminanti che possono essere fissati ai vetri laterali in vasche dai 20 ai 30L. Mi riferisco principalmente alle plafoniere “a ponte”: tali soluzioni generalmente sono più costose o presentano lo svantaggio di prevedere una sola lampada PL, oppure montano tubi T8 a bassa efficienza.
In sostanza, non ho finora trovato una soluzione commerciale a buon mercato che mi permettesse di montare due tubi PL su volumi del genere ed avere buona praticità d’utilizzo una volta effettuata l’installazione.
Forse l’unica alternativa allettante è la Resun da 18W PL che ho citato sopra, corredandola d’una 950 Osram da 18W… la copertura dello spettro luminoso è garantita dai cinque fosfori ma il coefficiente di penetrazione è assai ridotto rispetto ad una coppia 840/860.
Vediamo ora cos’altro ha di bello la Global Ikea per giustificare un Euro in più, un po’ d’estetica in meno e, soprattutto, il lavoro necessario per modificarla.
1. Ha la parabola riflettente molto efficace: è in alluminio “martellato” e quindi permette un recupero della parte di radiazione non diretta verso l’acqua assai maggiore in grazia di regole illuminotecniche che francamente penso sia meglio non approfondire qui, prestatemi un po’ di fiducia e credetemi.
2. Può essere posizionata a pochi cm dall’acqua mentre i supporti flessibili della Resun in questione e di molte altre lampade dello stesso tipo non permettono d’esser piegati al punto tale da far raggiungere al corpo illuminante una tale vicinanza. Questo, ovviamente, permette di “portare” più Lumen (energia luminosa) nell’acqua e specificamente negli strati più bassi della stessa... in altre parole, di rilevare una maggior quantità di Lux (lumen per unità di superficie) in tutte le parti della vasca. I Lux sono quelli che contano perché determinano la reale disponibilità d’energia luminosa per le piante nelle varie zone della vasca. Per capirci, facciamo un paragone poco romantico ma molto chiaro: due bombardieri B29 sganciano 10 tonnellate d’esplosivo ciascuno ma uno provoca solo danni superficiali mentre l’altro distrugge completamente l’obiettivo: perché? Perché l’obiettivo era un bunker in cemento armato e il bombardiere che ha fallito ha sganciato bombe normali mentre l’altro ha usato ordigni perforanti, vale a dire che ha portato l’energia dell’esplosivo (analoga a quella impiegata dall’altro aereo) dove serviva. L’altro velivolo invece l’ha dispersa dove non serviva. Lo so che pare strano, ma il paragone calza perché i lumen sono energia (come quella che si libera dalla combustione veloce dall’esplosivo) mentre i Lux misurano quanta di questa energia irradi un’area ben precisa (il Bunker o il fondo della vasca, non fa differenza). Se libero l’energia dove serve (sotto il Reichstag o vicino al substrato) ho centrato l’obiettivo, altrimenti l’ho sprecata.
3. Una volta montata, è assai più pratica da orientare e, soprattutto, è molto più agevole eseguire qualunque tipo di manutenzione in vasca visto che si può far ruotare di 90° verso il bordo piccolo al quale è incernierata fino a porla in verticale liberando interamente lo specchio d’acqua: questo ovviamente indipendentemente dal numero di lampade installate.
Riporterò più avanti una dettagliata sequenza di modifica e montaggio di questo tipo di lampada che ciascuno potrà valutare se sia realizzabile o meno in base al proprio livello di manualità ed anche al giudizio estetico rispetto al risultato finale (anche se rispetto al tipo di allestimenti di cui sto trattando questo aspetto dovrebbe avere meno importanza).
Il filtro
Null’altro da dire rispetto alla tecnologia citata in tabella: stiamo parlando d’una vaschetta piena di piante e con pochi pesci che rivestono il ruolo di “fertilizzatori” o tutt’al più ingentiliscono la composizione più che assumere una parte da protagonisti.
Detto questo, due parole sulla ventilata possibilità d’arrivare a spegnerlo. In una delle vasche che gestisco in questo modo (low tech) è capitato che decidessi d’allevare per un certo periodo una nidiata di Apistogramma Pandurini i cui avannotti sono molto piccoli e delicati alla nascita.
Orbene: per evitare che il filtro a zainetto li potesse risucchiare ho avvolto la griglia d’aspirazione in un pezzo di tessuto da collant che dopo un po’ le lumachine hanno trovato così invitante da stazionarvi in gran numero (penso a causa dei microorganismi che lì s’accumulavano e di cui loro vanno ghiotte).
Senza che me ne accorgessi, il flusso s’è interrotto fino a diventare irrisorio e così è rimasto per una decina di giorni: era un periodo in cui ero spesso via da casa e dedicavo ben poca attenzione alle vasche. Nonostante questo, né gli avannotti né lo stato generale della vasca parevano presentare il benché minimo segno di sofferenza.
Quella volta riattivai comunque il filtro vista la gracilità degli abitanti, ma un mese dopo quando li spostai altrove volli riprovare a ridurre di nuovo il flusso fino a fermarlo, lasciando fare alle lumache. In vasca c’erano una decina di giovani Guppy che arrivarono tutti in ottima salute alla maturità completa, e in quella vasca si sono anche riprodotti.
Anche la generazione successiva è cresciuta così: ho riattivato il filtro solo quando gli individui adulti o quasi che nuotavano in quei 15 litri lordi hanno raggiunto le 25 unità, per non far loro correre rischi eccessivi.
Tutto questo s’è svolto in 4 mesi durante i quali l’unico filtro è stato il sistema – vasca: il fondo e le piante purificavano l’acqua da soli e le seconde prosperavano. Ecco il perché dell’affermazione contenuta nella tabella soprastante.
Il riscaldamento e la fauna ittica
Se, come il sottoscritto, amate i Guppy, questi renderanno il tipo di sperimentazione che vi propongo, orientata prettamente al mondo vegetale, molto più semplice e non mancheranno mai gli individui necessari a popolare le nuove vaschette.
Ovviamente, allevandoli in ambienti del genere, accrocchi contro natura come le “sale parto” o amenità del genere sono ancor più inutili di quanto già lo siano normalmente.
Questi pesciolini simpatici, colorati e vivaci, se nati nelle vasche casalinghe ed allevati come si deve, hanno un’ottima adattabilità e vivono in salute rinunciando tranquillamente al riscaldatore purché la temperatura della stanza che li ospita non scenda a lungo sotto i 17-18°: il calo notturno, grazie anche all’inerzia termica dell’acqua, non fa loro un baffo.
Nulla impedisce ovviamente di ricercare alternative fra le svariate specie disponibili sul mercato acquariofilo… la raccomandazione è ovviamente quella di tener conto della taglia, che per volumi del genere deve ovviamente rimanere confinata entro i 4-5 cm, e della capacità di viver bene a temperature non prettamente tropicali se rinuncerete al riscaldatore recuperando spazio in vasca e monete nel portafoglio (i riscaldatori spesso vengono dati per scontati ma sono sovente l’attrezzo più oneroso in quanto a potenza assorbita in una vasca d’acqua dolce, visto che s’attivano giorno e notte quando regolati a temperature intorno ai 25°C).
Scegliete inoltre pesci adatti alla durezza carbonatica e totale rilevata nel vostro acquario. Poiché trattiamo di vasche alimentate dal rubinetto è assai probabile che tali valori tendano verso l’alto e portino quindi il pH verso valori alcalini; tenetene conto nella scelta, il gusto estetico non può giustificare una vitaccia per i pinnuti… e poi stiamo giocando a riprodurre la natura, che senso avrebbe non seguirne le regole?
Se volete un link ad un sito piuttosto ricco sia in quanto a specie elencate che a parametri vitali e comportamentali trattati vi consiglio di visitare www.fishprofiles.com … basta masticare un minimo d’inglese.
La CO2 e gli altri fertilizzanti dell’acqua
Nel caso della vaschetta low tech, la grandissima parte dei nutrienti arriva alle piante dal substrato che ne è ricco grazie al terriccio ed alla torba che ne costituiscono lo strato più profondo.
Il graduale impoverimento nel tempo dovrebbe essere quasi interamente compensato dalla decomposizione dei residui organici provenienti da cibo non consumato, delle deiezioni e dei residui vegetali.
Ovviamente, stiamo trattando di sistemi complessi e nessuno ci garantisce che azzeccheremo alla perfezione i “dosaggi” dell’incantesimo... però delle tre ipotesi questa è quella che rende più semplice l’avvicinarsi all’auto sostentamento del sistema.
Lungi da me l’addentrarmi in considerazioni biologiche ancorché superficiali al riguardo, mi limito a consigliare chiunque voglia approfondire i meccanismi d’un allestimento del genere di leggere con calma ed attenzione il libro “Ecologia dell’acquario di piante” di Diana Walstad.
Continuando a vedere la cosa da semplice guidatore e non da meccanico o tanto meno da ingegnere come la maggior parte di chi s’avvicina all’acquariofilia, mi limito a ribadire che per questo allestimento non è necessario erogare CO2 né altro fertilizzante fintanto che qualche evidente segno di carenza non ci induca ad eseguire test di reintegro mirato, magari preceduti da tentativi di risolvere la cosa modulando la quantità di cibo o il numero dei pesci (rimanendo ovviamente nei limiti della decenza in base alla taglia degli stessi in rapporto allo spazio disponibile).
Lo stesso vale ovviamente per il problema inverso, quando si sospetti la presenza di accumuli nutritivi.
Sul come si possa cercar di decifrare queste situazioni e quali siano le possibili strategie per affrontarle, rimando per ora alle numerose discussioni al riguardo disponibili sui forum (primo fra tutti Aquaplanta grazie alla sua specificità) ed agli articoli che man mano appariranno su Aquagarden, compreso il seguito di questa mia “serie”… per ora è meglio non sconfinare in quei campi vista la loro vastità ed il fatto che stiamo ancora disquisendo d’allestimento… per affrontare i problemi ci sarà tempo.
Per ragioni di spazio è necessario che ora “spezzi” l’articolo, vi rimando quindi alla prossima puntata nella quale proseguirò a parlare dei fertilizzanti, spiegando nel dettaglio quali siano le alternative commerciali e “fai da te” anticipate in tabella.
Nella fattispecie, tratteremo di:
1. Linee commerciali: vantaggi, svantaggi e dosaggi (tanto per rimanere in rima)
2. Strategie “fai da te” : PMDD, Estimative Index, fertilizzazione dissociata non associata a protocolli
3. Reperimento in commercio delle sostanze fertilizzanti
4. Preparazione delle soluzioni: dosaggi, metodologie, precauzioni e reperimento delle fonti d’approfondimento in materia
Proseguiremo poi (nel prossimo articolo e/o nei successivi) con l’esame delle vasche ipotizzate, iniziando ad affrontare i vari passi necessari alla loro realizzazione, cominciando con la preparazione del fondo ed il montaggio delle lampade, con un “foglio istruzioni” corredato da foto e teso ad illustrare nel dettaglio la preparazione di una lampada modello “Global”.
Ovviamente, non ci dimenticheremo delle “regine”; rimane da redigere un elenco delle specie testate e di quelle potenzialmente adatte ad allestimenti come quelli di cui stiamo parlando, e lo faremo nel dettaglio.