In principio l'idea deve essere sembrata carina a tutte noi.
Lui era venuto a casa con un minuscolo pesciolino rosso-arancio nel sacchetto di plastica trasparente, pieno d'acqua per metà, che un abile venditore ambulante era riuscito a rifilare al vostro bambino durante la passeggiata domenicale alla villa comunale.
Oppure lo avevate vinto al tiro a segno, "3 palle: 1.000 lire" [che di questi tempi saranno diventate "3 palle: 2 euro"] durante una noiosa serata passata a curiosare mano nella mano fra le bancarelle alla festa del santo patrono.
Se il vostro primo approccio di coppia con i pesci d'acquario rientra fra questi esempi, probabilmente il passaggio successivo è stato poi quello di versare il pesce con la sua acqua nella classica boccia di vetro [ahimè. purtroppo ormai in giro si trovano più che altro bocce in vera plastica].
Noi che siamo intorno ai 40 anni abbiamo avuto tutti un pesciolino nella boccia di vetro da piccoli, ma se non ricordo male il mio deve essere durato molto poco, visto che una volta si usava nutrirli a via di mollichine di pane e non credo sia sopravvissuto a lungo con questo tipo di dieta.
Dalla boccia ormai, se uno non ha proprio un cuore di pietra, si passa quasi immediatamente alla vaschetta da 15 litri, nella quale di solito il pesce rosso-arancio cresce a dismisura in un liquido giallastro che definire Acqua sarebbe da inguaribili romantici - e che solo di rado viene cambiato - fino a diventare lungo quanto la vasca ... e a quel punto LUI, il vostro adorato lui, capirà che è il momento di documentarsi e di passare ad un VERO acquario.
L'altra possibilità è che lui vi abbia aperto il suo cuore durante una di quelle seratine romantiche passate stretti stretti sul divano a raccontarsi i propri sogni.
Probabilmente avrà impostato il discorso più o meno così:
E' da quando ero bambino che coltivo un sogno, avere un acquario tutto mio, l'ho sempre desiderato ma quando stavo con i miei in casa non avevamo tanto spazio. Però, adesso che abbiamo una casa tutta nostra, perché non ce ne facciamo uno? Pensa che bello, una vasca piena di pesciolini colorati. Potresti scegliere quelli che ti piacciono di più, anzi DEVI sceglierli tu, che sei donna e di gusto ne hai da vendere. Starebbe benissimo in salotto, nell'angolo fra i divani, magari potremmo intonare il colore dei pesci alla tappezzeria, o sennò alla carta da parati o alle tende, boh, vedi tu, che di arredamento te ne intendi.
E tu avevi pensato, quasi commossa al pensiero di poterlo aiutare a realizzare un sogno, il SUO sogno di bambino, "ma si, che idea carina, un bell'acquario ci starebbe proprio bene in casa nostra, arreda e dà un tocco di classe alla sala."
E poi, il fatto di vederlo così entusiasta di quell'idea che stava per prendere corpo ti riempiva di gioia, era il tuo Lui, il tuo amore, quello che cercavi sempre di accontentare in ogni modo, volevi vederlo felice, guardare i suoi occhi illuminarsi come quelli di un bambino davanti alla sua prima Play-Station.
Eravate andati insieme a scegliere vasca e contenuto nel negozio di animali del quartiere, quello con i cagnolini in vetrina saltellanti sui ritagli di giornale, i gattini sbadiglianti e i criceti perennemente impegnati a sgranocchiare torsoli di mela, tutti alloggiati nelle gabbiette schierate in basso lungo una parete, mentre i pesciolini colorati si trovavano in una fila di vasche che ricopriva l'altra parete all'altezza degli occhi.
Nonostante l'odore forte di segatura mista a deiezioni animali non proprio freschissime, l'aria assonnata del commesso e la confusione che regnava sovrana nel negozio, con accessori di ogni genere sparsi sul bancone o appesi alle pareti, avevate scelto con grande cura una "bella", o almeno così vi era sembrata allora, vasca da circa 30 litri, montata sul classico mobiletto nero con gli spazi ricavati qua e là per appoggiare i barattolini di cibo "e chissà cos'altro, magari potremmo metterci dei libri, quelle tue guide turistiche che non sai ancora dove sistemare, la guida della Sicilia e quella della Croazia starebbero benissimo con i pesci colorati".
Alla fine avevate aggiunto anche un paio di piante di plastica, "per arricchire un po' l'acquario", avevi detto tu.
Qualche giorno dopo era stata la volta dei pesci – il negoziante "esperto" aveva detto che bastavano 5 o 6 giorni perché il filtro si avviasse, e poi si potevano aggiungere i pesci.
Ne avevate scelti cinque o sei ma era stato davvero difficile orientarsi fra tutti quei dolcissimi animaletti pinneggianti, a te piacevano quelli "codosi", pieni di pinne e code lunghe e seducenti che ti guardavano con occhioni innocenti e inconsapevoli del disastro che incombeva sulla loro fragile vita.
In questa prima fase il vostro entusiasmo era stato più o meno pari, lui aveva seguito scrupolosamente le istruzioni per montare il filtro e riempirlo con i cannolicchi comprati alla Coop, quelli di quella marca di prodotti per animali che fa anche i collarini e i giocattoli per gatti.
"Comodo trovare tutto al Super, e poi costano anche poco, mica dobbiamo comprare tutto al negozio di acquari, almeno risparmiamo qualcosa," ripeteva lui per convincersi di aver fatto, tutto sommato, un buon affare.
Con l'arrivo dei pesci la casa si era riempita di vita, lui diceva che guardarli era meglio della tele [tranne quando giocava l'Inter, allora quei poveri pesciolini passavano decisamente in seconda linea e ti pregava anche di spegnere la luce dell'acquario perché il riflesso sullo schermo gli impediva di vedere certe angolazioni della palla].
Nel complesso, comunque, quella dell'acquario era sembrata una buona idea. Tutti quelli che capitavano in casa lo apprezzavano, ammiravano le danze gioiose dei "codosi" e confermavano che "si, in effetti un acquario ti arreda la casa".
Per quanto riguarda la manutenzione, dopo i primi goffi tentativi di usare il sifone, fra un urlo, una decina di parolacce e qualche schizzo sul mobile porta-acquario, lui si era abituato ed aveva imparato a cambiare l'acqua in modo accettabile, versando quella da eliminare nel secchio che tu usi per lavare i pavimenti.
Ti aveva chiesto di comprargli dei secchi nuovi da usare per l'acqua pulita con cui avrebbe riempito l'acquario, e tu ti eri abituata a sciacquare ben bene secchio per pavimenti, sifone e retino dopo averli lasciati in candeggina per qualche ora ["un bell'ammollo in candeggina così siamo tranquilli, e i pesci sicuramente non ne soffrono, guarda come sono tondi e soddisfatti, sembrano dei maialini!"].
Poi i pesci avevano iniziato a morire. All'inizio sembrava che stessero bene come sempre, solo qualcuno aveva qualche strana macchiolina o un bozzetto sulla testa.
Poi una triste mattina, passando davanti all'acquario mentre andavi a preparare la colazione con gli occhi semichiusi, avevi visto quel cadaverino galleggiante, le pinne tutte scomposte e in disordine, la livrea dorata che era diventata grigiastra.
Avevi sgranato gli occhi incredula e poi lo avevi chiamato al cellulare per avvisarlo dell'orrore che si presentava davanti ai tuoi occhi. In ufficio lui si era allarmato moltissimo, ma non riusciva a trovare una spiegazione.
La sera rientrando a casa aveva guardato il cadavere, che tu non avevi osato toccare, e poi lo aveva raccolto e buttato nel wc.
Dopo qualche giorno un secondo pesce galleggiava privo di vita con le pinne in disordine, e poi un terzo, e un quarto. Che tragedia, sembrava che una strana epidemia avesse colpito il vostro angolo di paradiso.
Finalmente lui si decise a portare un po' d'acqua al negozio di acquari per farla analizzare. Orrore, l'acqua era piena di nitriti. Il nemico numero uno dei pesci, vi aveva spiegato il tizio del negozio. "E poi avete messo troppi pesci in poca acqua".
Insomma un disastro. Alla fine ne era rimasto uno solo, e il negoziante per cercare di alleviare il vostro dolore vi aveva regalato un altro pesciolino per fare compagnia al sopravvissuto e cercare di farvi ritornare il sorriso.
Nel frattempo lui si era documentato, aveva cominciato a capirci qualcosa fra nitriti, nitrati e fosfati. Avevate cambiato buona parte dell'acqua, controllavate il filtro regolarmente, ma non era più la stessa cosa.
L'acquario delle meraviglie, il vostro orgoglio, aveva perso il suo fascino. Vi sentivate in colpa per aver lasciato morire quei deliziosi esserini, e tu per un bel po' di tempo la mattina hai continuato ad aver quasi paura di passare davanti alla vasca, temendo di trovare altre vittime.
Per fortuna poi i due supersiti ce l'hanno fatta e quella vasca è andata avanti ancora qualche anno, ma nel frattempo LUI ha iniziato a covare qualcosa di nuovo.
Cominciava a dire che dovevamo riprovarci, ma facendo le cose seriamente questa volta, che voleva cimentarsi con un vero acquario d'acqua dolce, con pesci tropicali e piante vere.
Ha iniziato a documentarsi comprando qualche rivista di settore, poi dopo un po' di tempo lo hai sorpreso su Internet intento a leggere documenti lunghissimi che parlavano di biotopi, foreste amazzoniche, pesci del Rio Negro e microsorum pterop ... comediavolosichiamano quelle specie di insalate!
E lì hai capito che faceva sul serio.
Stava diventando un ACQUARIOFILO, una specie apparentemente innocua ma in grado di sviluppare rapidamente sorprendenti abilità fisiche, fra cui quella di trasportare secchi d'acqua colmi fino al bordo da un punto all'altro della casa senza versarne che poche gocce sul pavimento, di parlare di acquari per ore e ore con altri della sua specie senza rendersi conto del tempo che passa e di te che li fissi incredula – cercando di non spalancare troppo le fauci nella serie di sbadigli che non riesci a fermare - senza riuscire a capacitarti di come ciò sia possibile, di cadere in uno stato catatonico semplicemente fissando l'acquario, senza profferire parola e senza accorgersi di ciò che avviene intorno a lui: se gli parli non risponde, se squilla il telefono non lo sente, se urli perché ti sei appena ustionata una mano tirando fuori una teglia dal forno non mostra alcuna reazione.
[In questi casi l'acquariofilo è capace di rimanere in quella specie di stupor anche per diverse decine di minuti, perso nella contemplazione delle bolle di CO2 che fuoriescono dall'apposito ugello, di una fogliolina sul punto di spuntare o di una macchiolina impercettibile sul dorso di un pesce, che forse, chissà, potrebbe svilupparsi e diventare il sintomo di una grave malattia ... o magari è solo un'ombra].
Se lui diventa un Acquariofilo la vostra vita di coppia cambierà in maniera irreversibile e per sempre, e bisognerà adattarsi al cambiamento al più presto, se non altro per evitare di rimanere schiacciate sotto il peso di un bidone da 50 litri minacciosamente posizionato dietro la porta del bagno, di sbattere la testa contro lo spigolo di un acquario mentre vi chinate a riempire la lavatrice o di inciampare nei tubi di gomma che serpeggiano sul pavimento del salotto come pitoni intenti a curiosare in una pozza d'acqua.
Ma di questo parleremo un'altra volta.