Luce, acqua e nutrienti. La ricetta sembra piuttosto semplice, una facile commistione di elementi così differenti tra loro che, almeno teoricamente, dovrebbe garantire il successo incondizionato nella realizzazione di un acquario di piante. Sarà davvero così?
La regola aurea è, ahimè, che non esistono regole auree.
Lo sappiamo bene noi acquariofili irriducibili, quelli che "le hanno provate tutte", dal fai date all'haute cuture.
Luce, acqua e nutrienti, dicevamo, ma in che modo vanno combinati questi fattori?
Se, come diceva il grande Totò, "è la somma che fa il totale", è lecito chiedersi perché sommando gli stessi fattori i risultati siano spesso differenti, e quella fatidica "somma" finisca spesso col diventare un'accozzaglia di somministrazioni più o meno ponderate che non sempre portano al risultato sperato.
Probabilmente esiste un anello debole [e forse ben più d'uno] che finisce con l'essere l'ago della bilancia, facendo spostare l'intero asse di quella famosa interazione di elementi che definiamo equilibrio.
Abbiamo spesso posto l'accento sul fattore equilibrio, evidenziando come non esista un acquario "a priori", un acquario, cioè, in cui tutto sia pianificabile ab origine. Le variabili sono infinite, talmente tante che sarebbe pura utopia tentare di chiarine anche solo vagamente il concetto di ognuna.
Cosa fare, allora, per premunirsi da eventuali squilibri?
I suggerimenti [alias consigli] sono sempre detestabili, perché per ogni cosa detta ce ne saranno almeno altre dieci esattamente contrarie, ed è quindi sempre molto difficile muoversi in un ambinto talmente eterogeneo e spesso soggettivo da riuscire a "codificare" dei comportamenti e delle quantità "tipo" da seguire. Potremmo citare decine di esempi: dai kelvin delle lampade al tipo di ferro da impiegare in acquario, passando per la capacità tampone ideale e la concentrazione di CO2.
Ognuno farà propria l'esperienza maturata, ponendo l'accento sugli aspetti peculiari [e possibilmente positivi] della propria conduzione dell'acquario.
Ma queste sono davvero delle "regole" universali ed universalmente valide?
La comunità scientifica impone anni di prove in laboratorio, test, programmazioni, sperimentazioni, prima di giungere a conclusioni che, nonostante l'iter, non sempre si dimostrano scevre da difetti o effetti collaterali. Come potremmo mai pensare di adattare un "protocollo" ad un acquario solo perché lo abbiamo provato con effetti positivi?
Navigando tra gli acquari di piante, se siamo capaci di osservare quegli impercettibili messaggi che le piante sanno trasmetterci, possiamo, a volte, riuscire a codificare alcuni di quei comportamenti a cui accennavamo, provando magari a capirne semplicemente gli effetti esteriori senza per questo addentrarsi in delicate e rigorose formule di causa/effetto.
Possiamo tentare di dare delle risposte che non sono comunque verità assolute.
Credo allora che il primo vero suggerimento che dovrebbe essere tenuto a mente come un monito riguardi l'acquariofilo, prima ancora che l'acquario.
Usiamo la testa e i nostri occhi. Questi ultimi non dovrebbero soltanto trasmettere al nostro cervello delle immagini, ma anche sensazioni, quelle sensazioni che scaturiscono dall'attenta osservazione piuttosto che dalla distratta visione della nostra vasca di piante.
Probabilmente l'acquario di piante rappresenta la sfida massima per ogni acquariofilo perché, ancor più della riproduzione del discus, mette a dura prova la pazienza e la capacità dell'appassionato, ne stuzzica la curiosità, ne esaspera la tenacia, ne martella la riflessione.
E allora ci giochiamo la partita puntando sull'equilibrio, un equilibrio la cui accezione è ampia e indissolubilmente legata a tutti i fattori, visibili e non, presenti in acquario.
Forse, la carta vincente consiste proprio nel non tentare di vincere subito. Probabilmente risulta più saggio creare le basi dell'acquario, lasciando che sia questo a dirci cosa, come, dove e quanto.
L'acquario "a priori", salvo rarissime eccezioni, si dimostra quasi sempre un fallimento e ciò dipende proprio dall'acquariofilo che impone una pianificazione aprioristica, decidendo [illudendosi di decidere] prima qualcosa che deciso ancora non è.
Possiamo forse scegliere il ritmo che il nostro acquario dovrà sostenere, puntando magari su alcune piante piuttosto che su altre, possiamo deciderne anche il disegno complessivo, ma possiamo stabilirne l'equilibrio, sottoponendoci a forsennate corse contro saturazioni, precipitazioni, ossidazioni?
Anche questa risposta meriterebbe un si, ma … a che prezzo?
Siamo tutti alla forsennata ricerca del bello, dello straordinariamente bello, dello straordinarissimamente bello.
Ci innamoriamo facilmente, un perlage è a volte sufficiente per mandare in tilt i nostri ormoni acquariofili, non parliamo, poi, dell'effetto devastante sui nostri neuroni di un fitto prato …, e poi c'è il layout e l'aquascape. Dobbiamo fare layout e aquascape, altrimenti il nostro non è un acquario e noi non siamo acquariofili.
L'imperativo è uno solo: essere imperativi! Non importa cosa facciamo, l'importante è che sia imperativo.
Il rosso deve essere rosso, ma non un rosso normale, deve essere alla Dario Argento, degno della più famosa colonna sonora dei Goblin; il verde deve essere da smeraldo colombiano, possibilmente senza inclusioni, altrimenti non vale niente; il prato deve essere fitto, fittissimo, le piante devono stolonare esattamente nel punto e con la precisa inclinazione che noi abbiamo stabilito, altrimenti non è un prato, guai, poi, se è più alto del target stabilito dal protocollo ONU, non osi quella disgraziata di Glossostigma ad alzarsi più di tre millimetri, perché altrimenti l'intero acquario va a ramengo ..., e poi le bolle, dobbiamo essere pieni di bolle, noi e le piante, più ce ne sono meglio è, invasi dal perlage, tutti insieme appassionatamente, un'invasione di bolle da perlage e bolle da orticaria … hai visto mai che l'effetto combinato quadruplichi la bellezza dell'acquario???
Che strano amore è questo nostro, ma l'amore è amore e … al cuor non si comanda. Si, ci innamoriamo facilmente … Ma sarà vero amore o infatuazione?
Lascio a voi le risposte.