Preparare un viaggio è sempre un’emozione, se poi una delle tappe previste è l’Amazzonia quest’emozione diventa ancora più intensa.
Nell’immaginario, questa sterminata e ferita regione rievoca il mistero e l’opulento miracolo della vita, ci riporta a storie passate di spedizioni scomparse tra i dedali d’acqua e il buio della foresta, ma per noi acquariofili significa soprattutto poter osservare in natura molte di quelle specie che abitualmente alleviamo nei nostri acquari.
Ma veniamo al viaggio.
Il 15 ottobre 2005 atterro a San Paolo dopo 11 ore di aereo e immediatamente con un volo interno si riparte per Manaus, mitica capitale dello stato di Amazonas.
E’ notte e prima di vedere le luci della capitale sotto di me, il nero è il colore predominante, interrotto solo da qualche debole luce gialla, illuminazione dei rari villaggi “civilizzati”.
Poi all’improvviso ecco la grande città, nata nel cuore della foresta; le sue luci contrastano con le tenebre della giungla che intorno è ancora la padrona.
Manaus, città bellissima e piena di storia, è stata costruita alla confluenza tra il Rio Negro e il Rio Solimoes e ancora dopo diversi chilometri dall’incontro, le acque si possono chiaramente distinguere; le une nere e le altre color caffellatte.

Rio Solimoes
Manaus ha conosciuto un passato ricco grazie al caouciou, la cui estrazione ha permesso di costruire strade asfaltate ed illuminazione pubblica ancora prima che a Londra.
Alla fine dell’800 inglesi e olandesi decisero di avviare le coltivazioni di Hevea Brasiliensis (l’albero del caouciou) nel sud-est asiatico per riuscire ad ottenere un prodotto più a buon mercato: perso il monopolio mondiale del caouciou il declino economico della metropoli fu inevitabile.
Ma la fortuna ha voluto che testimonianze del passato splendore giungessero fino ai giorni nostri, primo fra tutti il famoso teatro dell’Amazonas.

Teatro dell'Amazonas
La mattina successiva all’arrivo si parte con un piccolo aereo per Tefè, nome ben conosciuto agli appassionati di discus.
Finalmente posso vedere dall’alto la foresta e lo spettacolo lascia senza fiato: verde a perdita d’occhio, solcato da corsi d’acqua color caffellatte e naturalmente lui, il Rio Solimoes, maestoso nonostante la stagione secca e la varzea (porzione di terra che durante la stagione delle piogge è sott’acqua) sia completamente emersa.
Da qui si vedono anche le profonde ferite che l’uomo continua ad infliggere al polmone verde, enormi squarci dalla geometria perfetta, quadrati o rettangoli, forse grandi come città, disboscati, uccisi per sempre.
Eccoci finalmente a Tefè con le sue case basse e colorate, la grande spiaggia che costeggia l’omonimo lago e le veloci lance che mi porteranno in due ore alla riserva di Mamiraua.
La riserva naturale di Mamiraua comprende un lungo tratto del Rio Solimoes e una grande porzione di foresta, preservando l’habitat di alcune delle specie più minacciate dell’intero bacino amazzonico; in primis l’Inia Geofrensis o Boto Vermelho e il Pirarucu abbastanza famigliare tra gli acquariofili col nome scientifico di Arapaima Gigas.
Il Boto Vermelho, a noi meglio conosciuto come delfino rosa d’acqua dolce, è un piccolo delfino dal carattere riservato e schivo ed uno dei soggetti più difficili da fotografare; le sue emersioni sono rapide e mai prevedibili a causa del continuo cambiamento di rotta, ma con un po’ di fortuna, appostati in silenzio su una canoa, lo si può osservare in tutta la sua bellezza ed unicità in una delle emersioni che ogni tanto azzarda vicino alle imbarcazioni.
Ma non aspettatevi di vederlo saltare e giocare come l’altro delfino grigio del rio (chiamato Tucuxi) o il suo cugino marino, il Boto si concede qualche rara acrobazia solo nella stagione degli amori.
Il Pirarucù che raggiunge secondo alcuni autori i 5 metri di lunghezza, conquista il titolo di pesce d’acqua dolce più grande del mondo, forse di poco superato dallo Storione.
Per i popoli riberinhos costituisce la fonte primaria di proteine e la sua preservazione è fondamentale per la tutela di queste tribù.
Qui nella riserva di Mamiraua si trova un laboratorio galleggiante per la ricerca di metodi di pesca sostenibile dei pesci ornamentali. Il programma prevede, oltre all’individuazione di metodi di raccolta monitorati, a basso impatto e selettivi, anche la formazione di nuove generazioni di pescatori più consapevoli e responsabili verso l’ambiente e gli esseri viventi che lo abitano.


Laboratorio galleggiante
Naturalmente dall’altra parte del mondo, perché le cose funzionino davvero, deve corrispondere un’altrettanta consapevolezza che porti l’acquariofilo ad acquistare i pesci responsabilmente anche se non sempre è possibile farlo.
Ho vissuto in questo luogo incantato per cinque giorni, vivendo a stretto contatto con gli indios che lavorano nella riserva ed è stata una delle esperienze più belle e formative mai vissute.
Ho dormito su una casa galleggiante e dalla finestra ho visto scalari, mesonauta, astronotus ocellatus, i grandi osteoglossum bicirrosum, il bellissimo ciclhasoma monoculus, oltre agli immancabili jacarè, i coccodrilli del rio.

Astronotus ocellatus

Ciclhasoma monoculus

Scalari
L’osservazione di questi pesci nel loro habitat di specie che abitualmente vediamo dietro ad un vetro è semplicemente emozionante, ma camminare nella foresta e navigare sul fiume accompagnati dagli indigeni, gli indios del rio, ultimi depositari di un sapere sulla giungla non accademico ma universale, è a mio modesto parere un salto di qualità interiore.
L’Amazzonia è un luogo dove emozioni e sensazioni vibrano in continuazione, ad ogni passo, ad ogni affondo di remo, ad ogni rumore o suono e tutto ciò aiuta a sopportare il clima estremo, dove temperature di 38°C sono accompagnate dal 95% di umidità.
Dopo cinque giorni lascio la riserva e l’Amazzonia, qualche ora di volo e raggiungo Lençois, meravigliosa cittadina nel cuore della Chapada Diamantina, una grande area protetta nell’entroterra dello stato di Bahia.

Chapada Diamantina
E’ una terra ricca di bellezze naturali, verdi canyon, fiumi incontaminati ricchi di vegetazione acquatica, grotte e molte cooperative di giovani guide di turismo sostenibile.
Qui l’ambientalismo è uno stile di vita e Orestes, mia guida e mio amico, ne è un esempio.
Mi ha accompagnato in luoghi unici e mi ha spiegato con grande passione e competenza l’origine di quel pezzo di Brasile del quale è facile innamorarsi.
Tra le sue vallate, la Chapada Diamantina, nasconde un gioiello oggi patrimonio dell’umanità, il Poço Encantado (pozzo incantato). Una formazione ipogea di origine carsica, una grande stanza sotterranea di circa 100 mt x 70 e al suo interno un profondo lago trasparente come il cristallo che in alcune ore del giorno si accende di un luminoso azzurro grazie ad un raggio di sole che penetra da un piccolo foro nella roccia. Quando il raggio raggiunge la massima intensità, come si vede nella foto, è possibile vedere il fondo.

Poço Encantado
In questo particolarissimo ambiente vive un piccolo pesce chiamato localmente Peixe bagre albino, ma ancora discusso dal punto di vista tassonomico.

Peixe bagre albino
La sue caratteristiche principali sono la depigmentazione che gli conferisce un colore rosa tenue, l’assenza di occhi e due lunghi barbigli ai lati della bocca. Raggiunge al massimo i 3-4 cm e vive esclusivamente nel Pozzo Incantato e in pochi altri bacini sotterranei della zona.
Ho trovato molto interessante l’escursione in canoa sul rio S. Antonio, fiume dalle limpide acque scure, che nelle zone poco profonde regala alla vista piccole foreste di Cabomba popolate da piccoli caracidi colorati.

Rio S. Antonio

Cabomba
Sulle rive di questo fiume tranquillo abbondano le echinodorus e nelle ampie anse le eichhornia danno vita ad impenetrabili tappeti galleggianti.

Echinodorus

Eichhornia
Anche in questa regione la biodiversità è impressionante.
Solo qui in fatti si trova una piantina dalle caratteristiche uniche, la Syngonanthus Mucugensis, conosciuta in occidente come “sempreviva” e quasi estinta a causa della forte domanda europea dei suoi fiori che una volta recisi si aprono e si chiudono tutti giorni per moltissimi anni.

Nel laboratorio che tenta di salvare questa specie sono custoditi “bouquet” che si aprono e si chiudono tutti i giorni da 50 anni!!!
Per gli amanti della natura incontaminata la Chapada Diamantina è una tappa obbligatoria ed il suo clima non estremo come quello amazzonico rende le escursioni meno faticose.
Questo mio secondo viaggio in Brasile è durato solo circa 15 giorni, ma i luoghi visitati meriterebbero soggiorni ben più lunghi non solo per la loro bellezza naturale, ma anche e soprattutto per la gente: i fieri popoli dell’Amazonas, che svelano con estrema semplicità i segreti del grande fiume e trasmettono il loro rispetto per ciò che li circonda e i Bahiani della Chapada, per la loro allegria e la voglia di vivere, per l’amicizia che subito ti regalano e per il loro sincero impegno a difendere questo paradiso da speculatori di ogni genere.
L’ultima tappa è Rio de Janeiro dove ho avuto l’onore di partecipare al Forum Mondiale per la Pace ed il Turismo Sostenibile.

I buoni propositi sono stati tanti, speriamo di cuore che vengano mantenuti.