Come altrove scrissi in passato, l'umanoide conduttore di vasche si divide fondamentalmente in due specie: quelli che vedono un acquario come un soprammobile "di tendenza" e quelli che arrivano ad assumerlo come il Metadone.
La zona di confine fra queste due connotazioni intraspecifiche è sottile come la lama di un rasoio e conosce di conseguenza permanenze assai brevi, salvo sporadici casi di Yogi capaci di controllare l'impeto delle proprie passioni come di evitarne il raffreddamento.
Se paragoniamo, a mio giudizio correttamente, il fuoco della passione con quello inteso in senso letterale e consideriamo quel che significa a livello fisico il calore, vale a dire uno stato della materia nel quale l'agitazione molecolare sia via via più imponente e foriera di instabilità, e lo paragoniamo con il "freddo emotivo" caratteristico del possessore di "vasche-soprammobile" nei riguardi della sua tinozza, e fisicamente comparabile alla tendenza verso l'immobilità della materia [0° K], quindi l'equilibrio assoluto, possiamo però individuare un pericolo potenziale e tutt'altro che remoto in coloro i quali vengano divorati dalla passione: l'auto-combustione, traducibile in termini fortunatamente meno apocalittici nello sfumare della stessa.
Un'indigestione seguita da vomito mentale; in pratica, un rifiuto da "troppo pieno".
Molti di quelli che avranno la benevolenza di leggere questo articolo sapranno di che parlo, o perlomeno avranno qualche volta percepito le avvisaglie di tali coliche psichiche rientrando a casa una sera disintegrati da dodici ore di lavoro e ricordando che cinquanta litri d'acqua aspettano d'esser versati in vasca da una settimana.
Molti altri, invece, è assai probabile che non sappiano nemmeno di che parlo. Ci sono buone possibilità che questi ultimi appartengano alla categoria di coloro i quali, entrati da non molto nel meraviglioso mondo dell'acquariofilia, stiano vivendo il periodo esaltante dell'innamoramento che annebbia a tal punto il senso critico da far pensare solo a quanti centimetri di parete siano disponibili per piazzarci davanti un acquario esattamente come nel caso dell'innamoramento canonico, che però presuppone pensieri e dispendio d'energie altrimenti orientati.
Per il primo gruppo di persone, alle quali va la mia incondizionata solidarietà, penso sia utile una riflessione del sottoscritto sul come ridurre le incombenze ricorrenti come i compleanni delle suocere o i dolori mestruali che, puntuali e odiose come il Modello Unico, ci ritroviamo a dover affrontare con agghiacciante frequenza nei casi più seri di delirio da proliferazione vaschifera.
Per il secondo, trovo invece utile narrare brevemente gli antefatti che portano a quello di cui sto parlando ed inizierò proprio da qui, lasciando il primo e più impegnativo argomento ai prossimi articoli.
Le origini della proliferazione
Una nuova vasca non sempre permette di iniziare un'avventura libera dagli errori pregressi perché spesso presenta problemi che nella precedente non abbiamo incontrato e che richiedono conoscenze non ancora acquisite per risolverli. Spesso questo ci porterà via il tempo necessario per "capire" quanto necessario per l'una e per l'altra tinozza.
Detto questo, pochi riescono a resistere all'impulso irrefrenabile di progettare nuovi volumi allagati quando ciò sia reso possibile dalle dimensioni della magione nonché dalla pazienza certosina di coloro che con l'acquariofilo, pregno di sacro furore espansionistico, si trovino a condividerla.
Tanto per poter affermare che "io ve l'avevo detto", mi diverto ad elencare alcuni dei più comuni argomenti auto-assolutori che il tossicod oops, l'appassionato medio trova per convincersi dell'ineluttabilità circa l'allestimento di una nuova vasca.
1. Ma come faccio a buttar via queste meravigliose talee?
2. Guarda la cinquantina di splendidi avannotti che sono nati! E' un delitto portarli al negozio o rischiare che i genitori ci facciano colazione.
3. Oramai ho capito come fare per ottenere una splendida vasca di piante ma nell'acquario che abbiamo comprato all' Ipercoop ci sta solo uno squallido tubo fluorescente da 25W e non è nemmeno un Philips o un Osram come dicono i guru: come faccio a mettere i 400W, il tubo da un pollice che manda dentro la CO2 a 7 bar e le 8 pompe peristaltiche che dosano i fertilizzanti ogni 7 secondi? Ce ne vuole una nuova!!
4. E' inevitabile: voglio superare me stesso e realizzare quello splendido [quanto irreale N.d.A.] paesaggio sommerso con le Anubias che diventano rosse e l'Hemiantus che attecchisce ai vetri. Non importa se nell'ultima vasca le alghe hanno colonizzato anche il gatto; qui cambierà tutto!
5. Pazzesco! Sono passato al garden shop e ho visto quest'occasione incredibile: cinquanta Euro per questa splendida vaschetta [il suffisso "etta" non è vero! una vasca non è mai "etta" anche se ci stanno dieci litri d'acqua, anzi!!]. Come potevo non prenderla? Sta benissimo di fianco alla televisione [balle! Si allagherà non lontano nel tempo durante un cambio d'acqua e la tele sarà inevitabilmente accesa in grazia della legge di Murphy]. E poi oramai ci ho preso la mano, la allestirò "low tech" e nemmeno mi accorgerò di averla! [salvo poi l'inevitabile arrivo nell'arco di un mese della decima bombola di CO2 che ci obbliga a pagare una sopratassa per mancato rispetto del protocollo di Kioto, e di una plafoniera così potente da staccare la vernice dei mobili]. E comunque "low tech" non è traducibile in "pozza maleodorante" quindi qualcosa bisogna pur fare ogni tanto.
6. Voglio, fortissimamente voglio emulare quella vasca di Takashi che m'ha mozzato il fiato: la voglio fare identica! Per farla identica mi compro tutto e mi vesto pure come Amano mentre la allestiva! Ma se l'ha già fatta lui e m'ha mozzato il fiato è molto probabile che, anche riuscendo a copiarla, il risultato si riduca solo ad un penoso e perdente paragone perché non ci sarà mai la cosa più appagante: la concretizzazione della propria fantasia.
E così via: sono sicuro che molti compagni di merende di vecchia data, all'elenco soprastante, potrebbero aggiungere un bel numero di punti ciascuno.
Personalmente, non dico d'essere rientrato in tutte le casistiche ma sicuramente d'essermi accostato ad un buon numero di esse. Non rinnego assolutamente nulla di tutta la mia [pur breve] storia acquariofila, però mi permetto di continuare a scherzarci un po' su e di aggiungere qualche riflessione [personale quindi ovviamente opinabile] che nasce spontanea ripensando agli ultimi anni.
Non è vero che un bell'acquario debba per forza esser spinto e curato fino a mostrare caratteri mutageni estranei al nostro mondo
Parrà strano ma dalla mia modesta esperienza è scaturita la ferrea convinzione che i momenti migliori per imparare qualcosina, se non si possiedono conoscenze specifiche in campo biologico, siano i disastri o i periodi di incuria.
I primi, se affrontati con impegno ed attenzione, quando si trovi la strada per risolverli, forniscono una conoscenza dell'ambiente che si è ricreato fra i cinque vetri che mai si potrà altrimenti ottenere.
I secondi regalano delle sorprese che insegnano moltissimo: la vasca lasciata a se stessa [posto ovviamente di fornire almeno le minime attenzioni e di non popolarla eccessivamente di pesci] "cerca" sempre da sola il suo vero equilibrio e assai spesso lo trova mostrandoci cosa vuole davvero per prosperare.
Perché lo affermo? Un piccolo esempio: nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, mi trovo nel mezzo d'un periodo in cui, per un motivo o per l'altro, anche il vergare queste poche righe si rivela un problema difficile da risolvere data la minima quantità di tempo libero della quale mi trovo a disporre. Ovvio che, di conseguenza, anche le attenzioni per le mie [oramai troppe] vasche siano dovute ineluttabilmente calare rispetto ai tempi passati, e di molto purtroppo. Tradotto in "soldoni", significa che ho limitato ormai da quattro o cinque mesi le attenzioni a quel che si può tranquillamente definire "la minima sussistenza": pochi cambi, cibo per i pesci, rabbocchi, un po' di pulizia ogni tanto. Non fertilizzo più e le bombole della CO2 languono oramai vuote da almeno due mesi.
Ci sono due vasche, le più belle che avevo, che da tutto ciò hanno ricavato un notevole "salto" verso il basso nelle attenzioni, una terza che aveva già subito questo tipo di regime in passato dopo una proliferazione algale ed altre quattro che invece erano già abituate ad una gestione "minimale".
Orbene, le due vasche nate e cresciute "spinte" mi sarei aspettato che decadessero miseramente data la completa, improvvisa e prolungata assenza d'attenzioni, eppure non è stato così. Ci sono ovviamente stati effetti su certi tipi di piante che a lungo non hanno mancato di inviarmi "segnali", da me regolarmente recepiti ma a fronte dei quali nulla ho avuto modo e tempo di fare, prima di deperire, ma l'ambiente nel suo complesso non è collassato ma s'è semplicemente avviato verso la stabilità: nessun tipo d'alga ha più fatto capolino. Sono oramai più che sicuro che, nel momento in cui volessi riprendere una gestione gradatamente più accurata, tutto tornerebbe nello stato precedente ma non sono altrettanto sicuro di volerlo fare, il fascino della natura che mostra quel che vuole, al momento, m'appaga assai di più dei risultati che si possono ottenere cercando di forzarla in due parole, modellare potando ma non "pompando".
Scarsità d'attenzione [udite, udite!] vuol dire per esempio che non faccio un cambio d'acqua da due mesi e mezzo! Tempo fa mi sarei stracciato le vesti sentendo dir ciò, e sono sicuro che molti non mancheranno a loro volta di farlo leggendomi adesso, ma così è.
Lo Zen non appartiene al mondo occidentale ...
quindi quando tentiamo di capire cos'è o di abbracciarne l'essenza se pensiamo d'averne intuito il significato, molto di quel che ci sta intorno fa del suo meglio per metterci i bastoni fra le ruote.
C'è qualcuno che possa spiegarmi quale sia il grado di compatibilità fra la vita d'un monaco che si sveglia al mattino sotto il monte Fujiama e null'altro di terrestre ha da sbrigare se non controllare i lumini votivi e un qualunque mammifero occidentale che apre gli occhi sotto la Madonnina, il Colosseo o il teatro Massimo?
Scendiamo più in basso: quale assonanza nel regime di vita quotidiano c'è fra i sudditi del Sol Levante che si siedono lungo i fossati del palazzo imperiale con la canna da pesca e calano la lenza senz'amo per significare la consapevolezza del proprio diritto a farlo contemporaneamente al proprio indefesso rispetto nei confronti del Tenno e l'Italiano che si reca in comune con mezza giornata di ferie impegnando il 90% delle proprie energie per studiare la miglior mossa atta al superamento della fila a dodici corsie solo per sentirsi dire che deve visitare [più volte] altri dodici sportelli tutti in pausa caffè?
So bene che c'è stato, c'è e ci sarà chi riesce ad avvicinarsi a quest'affascinante modo di concepire l'esistenza pur continuando a calcare l'italico suolo ma, avendone conosciuti alcuni [non parlo solo d'acquariofilia ovviamente], l'impressione che ho avuto è stata quella che per sposare davvero quanto in oggetto dopo un po' occorra la capacità, ma soprattutto la possibilità concreta [tempo e/o ], di astrarre i propri pensieri dal "contingente" ed affrontare ogni evento della vita, anche il più insignificante, di conseguenza che detto a parole sembra molto bello ma il metterlo in pratica non è poi così facile.
Fatto questo sproloquio che sicuramente qualunque medio conoscitore delle filosofie orientali potrà disarticolare in un soffio, arrivo al dunque: lo Zen per come la vedo io è qualcosa che si può perseguire ma non raggiungere, data la sua natura perennemente progressiva. Magari lo si potrà anche avvicinare allestendo acquari, ma non solo. In ogni caso, prima occorre imparare [sempre che ci si riesca] a vivere "Zen" e poi ad applicarlo ad ogni minuto della propria vita. E' un orizzonte sul quale è ovviamente impossibile adagiarsi dato che si trova sempre dove lo sguardo s'arresta.
Nello stesso modo, prima di lanciarsi nella realizzazione di una vasca "Zen", sarebbe bene curarsi di possedere una vasca "sana", il che da quel che ho visto potrebbe iniziare dalla profusione di gran parte delle energie nella comprensione di quel che "vuole" la stessa per prosperare.
Dopo, si tratterebbe solo di "togliere" piuttosto che di "pompare" un acquario prospero solleva il giardiniere da travagli di varia natura, come per esempio le simpatiche alghe, e gli permette di trarre da quel che ha realizzato il miglior risultato estetico possibile, oltre non si può andare se non per ottenerne una bella foto da "contest" cosa che per inciso al sottoscritto, arrivato a questo punto, importa quanto l'aggiornamento della scarpiera di Imelda Marcos.
Mi permetto il vezzo di coniare anch'io una strategia, tanto non sarà che un petalo in più nel recente florilegio delle stesse, e per battezzarla pesco nei ricordi del natio dialetto rivierasco. La chiamerò "Lascia ca bugge", via di mezzo fra un proverbio ed una massima popolare della mia terra che significa letteralmente "lasciala bollire" e intende magnificare le doti dell'osservazione e dell'attesa prendendo spunto dai vantaggi innegabili donati dalla lenta e prolungata bollitura di certi minestroni da festa comandata.
Mea culpa
Ho scritto [e praticato] che cambiare il 50% dell'acqua ogni settimana poteva essere cosa buona e giusta, che mi pareva accettabile analizzare 7 parametri chimici ogni due giorni per individuare quali fossero le risposte del sistema acquario ai dosaggi isterici di fertilizzanti, che certi tubi fluorescenti stavano ad altri come la Pantegana all'Aragosta, che l'acqua di rubinetto era poco meno dannosa dell'Uranio 235 e così via. Ho sbagliato? Sono pentito? Sono un cretino?
No.
Ho scritto quel che provavo, quel che di giorno in giorno "sperimentavo": non è l'impressione del momento ne' la cronaca della stessa ad essere delirante ma l'adesione alla moda di trasformarla in un ineluttabile assunto, magari utilizzando strategie in voga per rafforzare il tutto.
Non che adesso io mi ritenga un acquariofilo "arrivato" e pensi d'essere finalmente in grado di sputar sentenze demolitrici sull'una o l'altra metodologia di conduzione, tutt'altro. Ho anzi maturato l'idea che ogni tipo di "strategia" meriti il massimo rispetto purchè non la si spacci come universalmente applicabile e panacea d'ogni possibile travaglio acquariofilo.
Ho inoltre capito [e non è poco] quanto necessario sia il taglio di "cronaca" da dare a qualunque articolo scritto al riguardo di ciò che ci accomuna; lo fanno persone che affrontano l'argomento con un bagaglio di conoscenze biologiche approfondite, figuriamoci i disastri che possono provocare coloro che, come il sottoscritto, brancolano nel buio in materia se qualche volta pontificano certezze assolute.
Non credo d'aver mai dato un taglio didattico a nessuno degli articoli che ho scritto per Aquagarden, e questo mi solleva molto, però sono pienamente consapevole d'aver fatto qualcosa di simile a sputar sentenze sui forum che ho frequentato assiduamente e di questo mi scuso se a qualcuno ha mai nuociuto.
Non si può proporre a chicchessia una metodologia di conduzione senza prima chiedere "cosa vuoi ottenere?" e talvolta l'ho fatto e me ne rammarico.
Vuoi una cometa da fotografia? Impegnati fin da subito a tracciare linee ed a riempire l'acqua di nutrienti: sappi però che nessuno ti garantisce che detta cometa non si comporti di conseguenza e si schianti su Giove o sparisca nello spazio nel giro di poco tempo.
Vuoi qualcosa che duri? Curati del fondo, metti pochi pesci, prova, aspetta ed osserva poi quando hai visto dove sta l'equilibrio pota e crea secondo quel che ti permette quanto hai allestito.
Non è didattica questa, o almeno spero non sia così.