La passione non ha prezzo. Lo impari pensando al tempo che le dedichi, all'impegno che ci metti ed ai soldi che spendi. Io ho sprecato molto di tutto questo nei miei pochi anni da acquariofilo.
Spesso ci si affida alle indicazioni degli amici confidando nella loro maggior conoscenza di una materia per noi tutta da scoprire, altre volte ci si incaponisce su congetture costruite da anni di sedimentata pratica altrui, infruttuosa e stantia.
La rete è stato il primo passo. La conoscenza (meglio: l'esperienza diretta) da queste parti viaggia veloce, così come l'informazione. E' tutto freschissimo, di prima mano e, spesse volte, ben collaudato. Ti rendi subito conto di come apprendere sia solo una questione di applicazione.
Personalmente non credo di aver vissuto la mia ‘formazione' in modo molto diverso da ognuno di voi. Si fa presto a consigliare molta teoria prima di passare alla pratica, di documentarsi bene e poi partire. I plantofili più ‘anziani' non fanno i conti con la smania dei primi giorni, la fretta che il novizio ha di creare la vasca dei sogni! Tutto e subito, dannazione! Ben presto, però, ci si scontra inevitabilmente con la dura realtà dei fatti … si incappa sempre nel "a questo non avevo pensato …" che manda immancabilmente a donnacce il lavoro pregresso.
Io, a differenza dei più navigati, ho iniziato a coltivare questa passione solo da poco, ed ho, quindi, avuto la fortuna di poter godere dei grandi vantaggi che Internet è capace di offrire. Ahimè, di contro, ho pure commesso gli errori di cui sopra, portando, alla fine della fiera, i conti in pareggio. Eppure non credo sia tutto da buttare.
Ricordo benissimo il mio primo acquarietto: un Malibù di venti litri scarsi, un legnetto ad ingiallire l'acqua, qualche crypto ed i guppy! Il Ph non l'ho considerato fino al giorno in cui confusi l'acqua di osmosi e di rubinetto con quella distillata: "una buona idea per il mio primo cambio d'acqua", pensai. Alè, tutto giù, così com'era … lo shock fu tale che i miei 10 platy corallo ci misero 5 minuti cinque a passare a miglior vita, raggiungendo i 3 scalari e gli innumerevoli altri poecilidi che erano stati ospiti di quel monolocale.
Quella fu la svolta per me. Da allora decisi che se dovevo cimentarmi con questa cosa, avrei dovuto farlo nel modo migliore. Cominciai a frequentare Acquaportal, a leggere tutti gli articoli che venivano pubblicati, a fare domande. Praticamente divenne la mia "Accademia dell'acqua".
La disponibilità che ho riscontrato nei frequentatori di quello come di altri forum è stata imbarazzante. Avere un contatto diretto e privilegiato con gente che nel proprio campo ha qualcosa da dire, è semplicemente eccezionale. Non ci sono filtri in mezzo, le nozioni sono lì, pronte per essere consumate.
Ed ecco che dopo mesi e mesi di letture, qualcosa si muove. Unendo i pezzi, dai una smossa alla nebbia concettuale che, da opprimente, diventa via via sempre meno fitta. Scopri di aver imparato anche come si monta un neon, riesci a leggere schemi elettrici, puoi cimentarti con il fai-da-te, dai corpo a cose che fino a qualche anno prima non ti saresti mai sognato di riuscire a realizzare.
Ed, infine, viene il momento di mettere in pratica quella valanga di insegnamenti preziosi e cercare di tirare fuori qualcosa che, se non buono, quanto meno risulti essere piacevole alla vista.
Si può dire che questa vasca rappresenta la mia prima seria applicazione di tutto quell'insieme di precetti avuti dal web. Ai più non sembrerà nulla di particolarmente rivoluzionario. Condivido, le realizzazioni di Amano e dell'avanguardia giapponese sono anni luce avanti, ma questo acquario in particolare, ha rappresentato per me una sorta di iniziazione all'aquascape e al plantacquario. La soddisfazione di veder crescere quelle piante, osservare la vasca prendere forma giorno dopo giorno, è stata una soddisfazione solo mia.
Permettetemi un sussulto autocelebrativo che vi sembrerà fuori luogo. D'altronde non credo di avere nulla da insegnare a nessuno di voi. Ma l'orgoglio di ricevere i complimenti dei miei amici e dei colleghi alla vista del mio angolo verde, è una sensazione difficilmente descrivibile.
Il mio primo scape
Stessa vasca riallestita dopo un periodo di trascuratezza
Dati tecnici
| vasca | 100x25x40, spessore vetri 5 mm |
|---|---|
| luce | 2x50W HQL per 8 ore al giorno |
| filtro | Askoll Pratiko 200 |
| substrato | Sera Flore Depot, ghiaia fine chiara |
| fertilizzanti | ADA Brighty K, Dupla Plant 24 |
| co2 | 1 Bps |
| h2o | Temp. 25°C, Ph 6.5, Kh 3, Gh 10, NO3 <1 mg/l |
| flora | Anubias barteri, Anubias barteri nana, Cryptocoryne beckettii, Cryptocoryne wendtii marrone, Echinodorus major, Eleocharis acicularis, Hygrophila polisperma, Microsorum pteropus, Microsorum pteropus Narrow, Riccia fluitans, Vescicularia dubyana |
| fauna | 8 Cheirodon axelrodi, 3 Caridinia japonica |
| web | spazioinwind.libero.it/flyingbeetle/acquario/100lt |
Il 2° posto nella categoria Beginner all'APC Layout contest, poi, è stato l'apice di questo periodo d'oro.
Vi sembrerà ridicola la mia eccitazione nel raccontarvi i fatti, ma sono piccoli riconoscimenti che ti ripagano in toto di tutto ciò che hai messo in questo hobby. Dopotutto, non è anche nel riconoscimento altrui che riponiamo parte delle nostre speranze durante un allestimento?
Probabilmente è dal confronto e dal giudizio critico degli altri che emerge la spinta a migliorarsi. In fondo, mostrare le nostre realizzazione sul forum non fa parte di una recondita e sanissima brama di competizione?
Paradossalmente, proprio questa spinta è stata la causa che mi ha indotto a smantellare completamente e vendere questo acquario. Una pazzia? Forse, sta di fatto che gli impegni di lavoro si erano fatti così pressanti da impedirmi di dedicare ad essa una adeguata cura. Da qui, a malincuore, la mia decisione di passare a qualcosa di più gestibile, sotto tutti I punti di vista.
Sapendo quanto impegno richieda la manutenzione di una vasca grande, ho deciso di tornare alle origini. Le nanotank non sono scoperta recente, ma sembrano essere salite prepotentemente alla ribalta negli ultimi tempi. Sarà solo una questione pratica? Non credo. Il fattore estetico non va trascurato affatto e, come già sottolineato su Aquagarden, le mini vasche sono da considerare alla pari delle sorelle maggiori, se non più rognose. Apparentemente un controsenso, quindi.
La sfida stava proprio nel riuscire a sfatare questa convinzione.
La pianificazione prevedeva un approccio più professionale alla vasca, soprattutto nel senso della qualità dei materiali. La mia testardaggine, ad esempio, mi ha convinto della bontà dei substrati fertilizzati solo dopo numerosi insuccessi con gli inerti. Meglio puntare su un prodotto di "grido", quindi. In questa ottica, ho riversato le mie speranze sulla Fluorite e su tutto ciò che le fa da contorno (compreso il protocollo avanzato della Casa).

Il mio nano (settembre 2006)
Dati tecnici
| vasca | 33x22x22, spessore vetri 3 mm |
|---|---|
| luce | 24W PL per 9 ore al giorno |
| filtro | Eden 501 |
| substrato | Fluorite Seachem |
| fertilizzanti | Tutta la linea Seachem |
| co2 | Fai-da-Te in Gel |
| h2o | Temp. 25°C, Ph 6.7 |
| flora | Eleocharis acicularis, Emianthus callitrichoides, Hygrophila polysperma 'Rosanervig' |
| fauna | 3 Cheirodon axelrodi, 2 Caridinia japonica, 1 Otocinclus affinis |
| web | spazioinwind.libero.it/flyingbeetle/acquario/Lavoro |

Dettaglio della parte destra
Dopo essere partito con questa nuova avventura, mi sono imbattuto negli stessi problemi della vasca precedente: alghe verdi puntiformi, diatomee, ritardi nella somministrazione dei nutrienti e nei cambi.
A questo punto mi sono fermato a riflettere: che senso ha mollare una vasca che impegnava troppo per ricominciare a sudare con un'altra? E' da masochisti, lo ammetto. E, soprattutto, avevo perso di vista il mio obiettivo: una vasca da godere, non da mantenere.
E allora, perché incaponirsi con protocolli spinti e difficilmente gestibili? Qualcuno sul Aquagarden diceva di "ascoltare" ciò che le piante ci dicono. Affermazione che ho scoperto essere terribilmente vera. La pianta ci comunica tutte le sue necessità, basta avere l'orecchio teso ad ascoltare. L'altra faccia della medaglia, però, ci mostra quanto l'attuazione di questo intento sia difficile per chi, come me, è alle prime armi. Si rischia di non ricevere in tempo quei segnali che le nostre ospiti ci inviano, rischiando di provocare dei danni che saranno difficili da riparare. Qui sta all'esperienza soprattutto, ma anche alla sensibilità che ha il singolo di percepire tali indicazioni e prenderne atto con le dovute manovre correttive.
E cosa importa se domani dovessi scoprire di sbagliarmi? Fino ad ora sono stati i miei errori a portarmi avanti, a darmi lo stimolo per provare cose nuove.
Io sono all'inizio di questa sperimentazione. Tanto c'è da fare e tantissimo da scoprire.
Nel frattempo, per tornare al paragone automobilistico cui un bell'articolo di Aquagarden faceva riferimento, io mi metto comodo: è molto meglio andare adagio e godersi il panorama!

La bellissima Rosanervig


