Ognuno di noi ha iniziato, più o meno, allo stesso modo: piccolo acquario, tantissimi pesci, poche o zero piante, ancora meno esperienza.
Ben presto però la passione (o la malattia) è aumentata (o aggravata).
Allora si comincia con la lettura di tutto ciò che si rende disponibile, libri, foglietti illustrativi dei vari prodotti, cataloghi di marche più o meno valide, persino volantini appiccicati sul parabrezza della macchina che pubblicizzano l’ultimo ristorante Giapponese aperto in zona (fosse mai avessero una vasca con dei pesci).
Ci si reca sempre più spesso dal negoziante di fiducia per renderlo partecipe delle nostre ultime conoscenze, per cercare di trovare qualcuno che possa assecondare questa improvvisa mania che non lascia spazio ad altro.
Si comprano mille prodotti di ogni sorta, dall’ultimo ritrovato in fatto di mangimi per far crescere i nostri pesci, a quello strano prodotto da mettere quando si fanno i cambi dell’acqua (cambi d’acqua? Ma l’acquario non è del tutto autosufficiente?), all’immancabile aeratore.
Poi si passa ad internet, super contenitore di informazioni di ogni genere e di ogni persona. Magari in questo mare sconfinato di solitari navigatori potremo trovare qualcuno disposto ad ascoltarci, a dare risposta ai nostri mille dubbi. Ed infatti è così!
E allora il forum diventa ancora di salvezza, oasi nel deserto. Quante persone che ci capiscono! E via con le domande: ogni quanto devo cambiare l’acqua? Ma 20 neon possono stare in 20 litri? Ma quel bel pesce con le pinne lunghe e colorate come si chiama? Betta? Wow che bello, ma ne posso tenere 10 in 20 litri? Cosa? Solo uno? Ma è un vero spreco di spazio!!! E allora magari un piccolo discus... Neanche?
Molti dubbi cominciano a dirimersi, molte domande trovano risposta, ma manca sempre qualcosa.
Ormai infatti siamo preparati, quasi esperti, ci sentiamo di poter dare consigli agli altri, magari all’amico che improvvisamente ha deciso di comprare una boccia di vetro per ospitare un piccolo (ancora per poco) pesce rosso, oppure a quei giovani inesperti che sui vari forum, dove ormai ci sentiamo a casa, chiedono perché le loro 50 Rasbore muoiono in continuazione pur sembrando così felici di trovarsi in 5 litri e che ormai ci fanno sorridere dall’alto della nostra maestria.
E quindi basta dare consigli, bisogna passare all’azione!
L’acquarietto da 20 litri che prima sembrava così grande ora sembra una prigione per i nostri più intimi desideri e bisogni. Si agogna l’acquario più grande, l’ambitissimo 60, 100, 200 litri! Ma dove lo si potrebbe mettere? In camera manca ormai lo spazio vitale per muoversi, ma magari levando il letto…
Dopo mille peripezie, mille tentavi per convincere chi ci sta intorno che, in fondo in fondo, anche i pesci vogliono un acquario più grande, finalmente, eccolo! Incastonato come una pietra preziosa tra libri, cd, dvd, stereo, tv, forno a microonde, il nostro oggetto del desiderio: l’acquario “più grande”.
Quanto è bello! Lucido nel suo più fulgido splendore! Siamo ancora lontani dai tempi delle piante, dei fertilizzanti, della co2 a 30 bolle al secondo (“Amano?”, “No, non l’ho fatto a mano, l’ho comprato, ma grazie per il pensiero”), eppure sentiamo che qualcosa di nuovo va fatto. In effetti una pianta qua e là ci starebbe anche bene, tanto per arredare il tutto, “basta che sia facile da far crescere, non mi sembra proprio il caso di spendere soldi anche per i fertilizzanti…”.
E allora tutta la nostra bramosia, il sempre più forte amore per il mondo sommerso non può che orientarsi su ciò che in effetti è stato il motivo scatenante della nostra “febbre”: i pesci!
Così si parte con la sperimentazione. Ormai i test dell’acqua sono il nostro pane quotidiano, kh, gh, ph, no2, no3, po4. Guai a saltare un giorno una misurazione. L’acquario potrebbe implodere e come un buco nero risucchiare ogni nostra speranza. Ma come detto ormai siamo esperti, il confine è solo la natura. E allora, sempre tra mille cautele, via con le riproduzioni di poveri ed inconsapevoli pesciotti che ancora non sanno il terribile destino a cui andranno incontro. Guppy, betta, ciclidi e chi più ne ha più ne metta.
Ma subito sorge un dubbio: come mai quei maledetti pesci non si riproducono? Eppure sono tutti e due belli, dovrebbero piacersi… E se ne muore uno? Sarò condannato a comprare il “pezzo mancante” per ricostruire la coppia e così per sempre?
Allora scatta la molla. Ci rendiamo conto che non è poi così facile tenere un acquario, magari compaiono le prime alghe, i pesci inspiegabilmente non solo non si riproducono, ma muoino. Ci ritroviamo in acqua un fritto misto senza precedenti, ci manca solo il pesce pagliaccio (la mamma: “ma è così bello, sei sicuro che non ce lo puoi mettere?”). Il tutto comincia a sembrare molto sgradevole nell’insieme, il nostro senso estetico comincia a svegliarsi, a ribollire di rabbia.
Basta!!! Va provato qualcosa di nuovo, ma stavolta fatta come si deve!
Ormai la collezione di biocondizionatori ed accessori vari è completa. Cominciano a suscitare un fascino strano quelle boccette di fertilizzanti che ci erano parse cose inutili e oltremodo dispendiose. Si, qualche bella piantina in effetti potrebbe starci, perché no! Magari rossa!
Cominciano così i primi, timidi ed insicuri passi nel mondo dei plantacquari.
Ma anche questa volta i risultati sono incerti. Le piante non crescono, le foglie si bucano e presto muoiono.
Fortuna che c’è il nostro mitico forum. Forse anche questa volta potranno
intervenire i nostri fidati amici… Infatti, ancora una volta e come sempre,
troviamo chi sembra già aver vissuto i nostri più reconditi sogni, chi può
capire e dare voce a quella indistinta vocina nelle nostre menti. E poi che
begli acquari con tutte quelle piante, quanta gente brava! Bisogna assolutamente
provare.
Forse è l’inizio della fine, o forse è solo la fine dei bivi e delle strade
senza uscita. Finalmente scorgiamo la destinazione di ogni nostra passione, come
siamo stati stupidi a non vedere subito una meta ora così chiara!!!
Entriamo nel mondo della CO2, dei fertilizzanti, della luce che non basta
mai. Quello che prima era un semplice fondo da pochi euro ora diventa l’elemento
principe del nostro nuovo hobby. D’altronde non si può costruire una buona casa
senza buone fondamenta.
Allora scatta la caccia ai vari tipi di substrati, di fertilizzanti per il
fondo, di pozioni e ricette magiche per far crescere sane e rigogliose le nostre
nuove beniamine. Si provano illuminazioni sempre diverse, sempre più intense,
piante sempre più difficili. Ci si cimenta anche nella crescita delle alghe.
Ma il bello è che è come se si iniziasse dal principio. Non siamo poi così
esperti, ma non ci preoccupano gli errori. L’alga diventa confronto con gli
amici dei vari forum, quasi motivo di orgoglio, “io ce le ho più lunghe”, un
avversario da battere, un coraggioso e tenace rivale. Si, perché adesso
ricominciano i dubbi. Al contrario di prima, molte risposte trovano domande.
Però è così bello chiedersi il perché di ogni cosa. La brama di sapere e di
confrontarsi è fortissima.
Poi si arriva a Lui, colui che per molti sarà fonte di ispirazione e di intima
ricerca del bello. Amano.
Inevitabile come l’aumento della benzina, si parla di Lui. Chi non ha provato
ammirazione verso quegli splendidi paesaggi sommersi?
Ancora una volta quella pace, quella serenità o quantomeno equilibrio che si era
raggiunto sentendoci quietati dalla discreta crescita delle nostre piante,
vengono stravolti.
La plastica diventa una nemica, un orrore da far scomparire dai nostri acquari, come se tutti i mali dipendessero da quel prodotto per nulla naturale. Vuoi mettere quanto sarebbe più bello sostituire tutto con dei raffinati oggetti in vetro realizzati a mano da nobili artigiani Giapponesi che si tramandano oralmente da ormai 2000 anni i segreti per realizzare il perfetto Lily Pipe? E via alla caccia. L’acquario si fa collezionismo, ricerca del bello in ogni sua parte.
Ma anche per chi, al contrario di me, ritiene questi deliziosi oggettini solo un vezzo per ricchi stravaganti, Amano lascia il segno. Certo, perché se prima c’era l’acquario, ora c’è “l’acquario naturale”. Poco importa il significato reale di questa frase, l’importante diventa la ricerca dello stile. Una nuova parola si fa strada nelle nostre menti, come un eco lontano che poi diventa urlo feroce: “Zen”. Ancora una volta il nostro acquarietto viene visto sotto una luce nuova. Tutto funziona, tutto cresce, forse c’è un equilibrio ... ma non è Zen! Ma come si fa a non fare un acquario Zen! E già il nostro turbato cervello pensa ad un nuovo allestimento, magari con rocce vulcaniche prelevate in natura da un remoto isolotto nascosto chissà dove (“seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”, vociferano alcuni...).
Una parola che fino a poche ore prima era rilegata in un punto imprecisato
della nostra mente, riservata a quegli strambi monaci di chissà dove, diventa
imperativo morale, bisogno tangibile.
Intasiamo il nostro forum preferito con domande di ogni genere, cos’è lo stile
Zen, la sezione aurea, il giardino Giapponese, quanti caffè beve Amano al
giorno. Certo, perchè ci deve essere un segreto, una regola che possa
sintetizzare il talento e l’esperienza!
Passano i giorni, forse gli anni e scatta, per molti, un’altra molla. Non vorrei
definirla noia, ma forse è qualcosa di simile, seppur più consapevole.
Non importa lo stile, importa “l’acquario di piante”. E’ come una forma di ricchezza spirituale, di esperienza maturata in tropo poco tempo per potersi definire tale e per questo ancora instabile, come se da un momento all’altro questa nuova consapevolezza potesse cedere sotto i nostri piedi.
Il nostro super tecnologico acquario, che tanto tempo ha sottratto a noi e a quei poveri amici virtuali che ci hanno assecondato, viene visto con occhi nuovi, con gli occhi di chi la sa lunga e si sente di potersi lasciare alle spalle gli stili, le regole di incerta applicazione, i miti e le chimere di un acquario perfetto, per dedicare anima e corpo al “plantacquario” nel vero senso della parola.
Eppure, nonostante tutto, la passione è sempre la stessa, sempre presente e sempre più forte.