Come abbiamo avuto modo di vedere nello scorso articolo i muschi sono piante molto semplici. Questa loro semplicità si ripercuote inevitabilmente sulle loro necessità ambientali per quello che riguarda la crescita.
In particolare è importante notare come alle briofite manchino floema e xilema, quei canali di trasporto che distribuiscono zuccheri, sali minerali ed altri nutrienti alle varie parti delle piante più evolute quali felci ed angiosperme (piante con fiori).
Le briofite quindi non possono contare su di un importante apparato di riserva e di trasporto per le sostanze di rapido utilizzo e gli zuccheri prodotti.
Di questo va tenuto conto quando ci si avvicina alla loro coltivazione. Bisogna in particolare stare estremamente attenti affinché le piante non subiscano brusche variazioni nei parametri dell’acqua di coltivazione [temp, pH, conducibilità, composizione chimica, luce].
Se costrette a sopportare forti sbalzi infatti possono subire dei danni ed impiegare parecchio tempo [anche mesi] per riprendersi ed adattarsi al nuovo ambiente.
La semplicità delle briofite gioca comunque anche in loro favore sullo stesso fronte, facendo sì che riescano ad adattarsi a condizioni anche molto diverse da quelle originarie purché sia dato loro sufficiente tempo ed il cambiamento avvenga con gradualità. Una volta ambientati in vasca la stabilità dei valori è dunque la chiave per il loro corretto mantenimento e propagazione.

L’adattabilità delle briofite è testimoniata dal fatto di trovarle anche nei posti più strani. A lato Vesicularia dubyana cresce ottimamente sull’asfalto in una stradella del giardino botanico di Singapore. Nonostante la diversa provenienza e le diverse caratteristiche dei loro habitat naturali si può comunque indicare un insieme di parametri che permetta la coltivazione con successo di tutte le specie menzionate.
Luce
Come sappiamo le briofite sono piante che per vari motivi prediligono o addirittura necessitano di un ambiente umido. In natura generalmente umidità ed ombra vanno di pari passo. Ecco che giocoforza pressoché tutte le briofite sono piante adattatesi a vivere in ambienti poco luminosi.

Il tipico habitat di foresta fornisce ad una Briofita l’elemento più apprezzato: l’umidità.
Tra le eccezioni molte briofite prettamente acquatiche che, dato l’habitat che offre loro accesso illimitato all’acqua corrente, possono crescere anche in pieno sole senza il timore di venire disseccate o subire danni da innalzamento di temperatura.

I muschi del genere Fontinalis, tipici di acqua fresca e corrente possono crescere anche in pieno sole.
[Michael Lüth @ USDA-NRCS PLANTS Database / Lüth, M. 2004. Pictures of Bryophytes from Europe [CD-ROM]. Published by the author]
Per permettere loro di crescere anche in ambienti poco illuminati l’evoluzione ha dotato queste piante di meccanismi adattativi notevoli, in primis un contenuto di clorofilla ed un rapporto clorofille - carotenoidi piuttosto elevati. Questo dovuto anche ad un aumentato numero di cloroplasti per cellula. Tutto questo fa sì che queste piante riescano ad avere un punto di compensazione [in cui cioè l’attività fotosintetica uguaglia quella respiratoria] molto basso ed a saturare la fotosintesi [laddove ogni ulteriore aumento di luminosità non incrementa più l’attività fotosintetica] per bassi valori di irradianza.
Generalmente anche per le specie amanti della luce la fotosintesi satura per valori di irradianza molto inferiori a quelli di "pieno sole". Per quasi tutte le specie infatti la maggior parte della loro attività fotosintetica si verifica in giornate piovose e/o nuvolose, in cui l’irradianza è spesso inferiore al 20% di quella di pieno sole.

Sotto il pieno sole e con poca umidità le Briofite reagiscono generalmente rallentando il proprio metabolismo ed aspettando tempi migliori.
Le specie di foresta in particolare [come la maggior parte di quelle di nostro interesse] mostrano valori di saturazione molto bassi [anche inferiori a 200 - 300 umoli/m2*s].
Per fare un esempio il melo [malus domestica] satura la sua fotosintesi per valori di un ordine di grandezza più alti [a circa 2125 umoli/m2*s].
Per quel che ci riguarda possiamo dire però che, anche se le Briofite che vivono emerse sono in generale piante adattate a vivere in ombra [poiché il sole le disseccherebbe], con i valori di irradianza tipici in un acquario [che non raggiungono certo quelli di pieno sole in natura] una buona illuminazione è importante per aiutare le piante a fotosintetizzare efficacemente ed a crescere in fretta.
Carbonio
L’approvvigionamento di carbonio costituisce una delle sfide più grandi per un vegetale che cresce sommerso. Va inoltre sottolineato come le Briofite non posseggono gli adattamenti di cui sono dotati alcuni vegetali acquatici. Non riescono in particolare a ricavare il carbonio dai bicarbonati e necessitano quindi di una fornitura costante di carbonio inorganico sottoforma di CO2. E’ questo probabilmente il singolo fattore che stimola maggiormente la crescita di una Briofita [ed in generale di un vegetale acquatico] nelle nostre vasche.
Valori adeguati, in funzione anche degli altri parametri, possono essere considerati quelli nell’intervallo 10-40 mg/l con un optimum intorno a 20-30 mg/l.
Importante a questo riguardo tamponare bene l’acqua [mantenendo un kH non inferiore a 4-5 °dkH] e tenere d’occhio il pH onde evitare pericolosi sbalzi di quest’ultimo.
pH
Il pH gioca un ruolo importante nel bilancio elettrolitico e nell’assorbimento degli ioni da parte di un vegetale acquatico così semplice come una Briofita. In particolare, secondo le nostre esperienze, è bene che non scenda troppo e venga mantenuto nei dintorni della neutralità [pH= 7]. Ottimi risultati si ottengono con tutte le specie nell’intervallo 6,5-7,5 con preferenze per valori tendenti all’estremo superiore stando attenti a che questo non impatti negativamente sulla concentrazione del ferro disciolto [uso di un buon chelato].
Quanto mai importante sottolineare che, in particolare per questo parametro, eventuali cambiamenti [dovuti spesso a variazioni di kH e conc. CO2] devono essere effettuati con estrema cautela e lentezza.
Temperatura
Anche in questo i muschi si dimostrano in generale abbastanza adattabili. Fanno eccezione solo pochi muschi che popolano habitat molto stabili da questo punto di vista.
Il genere Fontinalis, tipico dei corsi d’acqua delle regioni più fresche del pianeta, ne offre un esempio.
In generale la temperatura che usualmente si mantiene nelle vasche domestiche [24-25°C] va bene un po’ per tutte le specie.
Le specie diffuse anche in zone tropicali nelle nostre vasche hanno dimostrato di tollerare un ampio intervallo di temperature.
Le più resistenti sono state quelle appartenenti al genere Taxiphyllum che da anni riescono, sommerse, a svernare all’aperto con temperature in acqua anche di poco superiori allo zero e di tollerare il sole cocente ed il caldo delle estati mediterranee. Più esigenti e meno adattabili le altre, ma anche varie specie di Vesicularia hanno dimostrato di tollerare bene temperature variabili tra 12 e 32°C [inverno - estate].
Ovviamente le temperature estreme impattano negativamente sulla velocità di crescita e sono, possibilmente, da evitare.
Per i muschi del genere Fontinalis 25-26°C rappresentano un po’ l’estremo superiore. Queste specie infatti facilmente imbruniscono e muoiono spingendosi in prossimità o oltre di esso per cui sarebbe meglio mantenersi intorno ai 20-24 °C. Anche qui la gradualità nei cambiamenti è, in ogni caso, d’obbligo.
kh, Gh, Conducibilità, BOD5 [Carico organico], DO [Ossigeno disciolto], Nutrienti
Nella nostra esperienza kH, gH e conducibilità non risultano decisivi per la crescita delle Briofite in acquario. Tutte sono cresciute bene in un ampio intervallo di valori:
da: kH=4 - gH=5 - Cond= 200 microSiemens
a: kH=15 - gH=25 - Cond= 1000 microSiemens
Anche la quantità di nutrienti disciolti [PO4, NO3 etc.] non è un grosso problema poiché le briofite non sono comunque piante a crescita veloce paragonate alla maggior parte delle altre specie che popolano i nostri acquari.
Andrebbe invece evitato l’eccesso ed in particolare bisogna stare particolarmente attenti a che questo eccesso non provochi un pericoloso sviluppo di alghe che potrebbero soffocare le nostre amiche.
Le peggiori in questi casi sono le alghe del genere Audouinella [Alghe nere a pennello], ma anche le alghe dei generi Spirogyra o Rhizoclonium [alghe filamentose] possono essere un problema.
Una volta cresciute su e tra le fronde dei muschi o delle epatiche i possibili rimedi sono incerti e drastici.
Con le Audouinella si può provare a strapparle dal piede con una pinzetta o [molto più semplicemente] recidere e scartare la fronda colpita.

Le alghe del genere Audouinella sono sicuramente i nemici peggiori per una Briofita [e non solo].

Le alghe del genere Spirogyra sono molto pericolose se lasciate crescere e soffocano le piante attorno alle quali si avvolgono. Sono però estremamente sensibili all’azione ossidante dell’H2O2.
Per le Spirogyra è generalmente decisivo un trattamento effettuato immergendo la pianta in una soluzione di acqua dell’acquario ed acqua ossigenata [H2O2] al 3% [10 volumi] in concentrazione variabile tra 0,2 e 0,7 mg/l di H2O2. Le alghe filamentose cominciano a morire a 0,2 mg/l, i muschi in buona salute tollerano anche 1 mg/l.
Le Audouinella sono molto più resistenti ed è preferibile tentare un trattamento localizzato, irrorandole direttamente con H2O2 alla concentrazione dell'1% con l’aiuto di una siringa [stando attenti a non colpire direttamente le piante].

Le Audouinella irrorate con H2O2 stanno morendo, come indicato dalla perdita della classica colorazione bruno nerastra.
Purtroppo le Epatiche [come Monosolenium o Riccia] risultano più sensibili dei muschi ai danni ossidativi causati dall’ossigeno nascente derivante dall’H2O2 e nella nostra esperienza, anche se in salute, cominciano a subire danni intorno a 0,4 - 0,5 mg/l.
Per queste ultime in particolare le alghe sono dunque un nemico temibilissimo e la massima attenzione nei confronti dei parametri dell’acqua della vasca, necessaria come prevenzione, risulta assolutamente indispensabile
Un aumento del carico organico [BOD5] è in particolare da evitare perchè è generalmente indissolubilmente legato allo sviluppo algale e perchè, nella nostra esperienza, le briofite si sono dimostrate parecchio sensibili ai composti azotati [ammoniaca, urea, nitriti in primis] che ne derivano.
Uno dei sintomi presentati in questi casi è l’imbrunimento e la morte della pianta o di parte di essa.
Una delle chiavi per il successo nella coltivazione di muschi ed epatiche è quindi una acqua dai valori molto stabili e molto pulita [caratterizzata da alto DO e basso BOD5].
Vediamo adesso più in dettaglio alcune delle specie già menzionate nel precedente articolo:
Genere Taxiphyllum
Ordine: Hypnales
Famiglia: Hypnaceae
Genere: Taxiphyllum
Specie: barbieri, alternans, sp. ‘peacock’, sp. ‘spiky’
Taxiphyllum è un genere di muschi a diffusione cosmopolita in zone temperate e tropicali. Come già detto le piante diffuse in acquariofilia appartenenti a questo genere sono poco esigenti e di rapida crescita. Riescono ad ancorarsi ai sostegni su cui sono adagiate ma riescono a crescere bene anche se lasciate liberamente flottanti in acqua in acqua quieta. Rappresentano insomma i muschi ideali da tenere in acquario.
La specie più nota è senz’altro il cosiddetto muschio di Java [Taxiphyllum barbieri] di cui abbiamo parlato in precedenza e che è stato oggetto in passato di una erronea classificazione che lo ha portato ad essere ancora conosciuto come Vesicularia dubyana.

Particolare di una fronda di Taxiphyllum barbieri [muschio di Java]

Foto al microscopio di una foglia [fillode] di Taxiphyllum barbieri. Tipici l'apice corto e tozzo, i bordi finemente dentellati e le cellule molto allungate.
Taxiphyllum alternans è invece una specie [di provenienza anch’essa asiatica] che si sta diffondendo rapidamente tra gli appassionati per la ramificazione triangolare delle sue fronde e per il suo aspetto soffice e delicato tipico delle specie del genere Taxiphyllum. Rappresenta il muschio ideale per la coltivazione su oggetti di arredamento come legni o per la realizzazione di cosiddetti muri di muschio da utilizzare come sfondo della vasca.

Muro di Taxiphyllum alternans come sfondo nell’acquario.

Fronde di Taxiphyllum alternans
Pare che le piante diffusesi nel nostro hobby fossero originarie di Taiwan, da cui il nome comune attribuitogli di muschio di Taiwan [Taiwan moss]. Questo muschio fu importato alla fine del 2003 da Taiwan a Singapore, da dove si sta diffondendo rapidamente nel nostro hobby

Foto.10. Particolare di una fronda di Taxiphyllum alternans
Due ulteriori specie da pochissimo presenti sul palcoscenico acquariofilo e non ancora identificate sono le specie Taxiphyllum sp. "peacock" e sp. "spiky". Queste specie sono particolarmente belle e decorative per le foglie grandi e l’aspetto serrato e compatto delle ramificazioni che formano dei bellissimi palchi dalla forma fortemente triangolare.

Taxiphyllum sp. peacock

Particolare delle fronde di Taxiphyllum sp. peacock
Nonostante Taxiphyllum sp. peacock e Taxiphyllum sp. spiky siano conosciute con due nomi diversi è possibile che siano la stessa specie e solo delle ricerche più approfondite lo potranno accertare. Va evidenziato come vi sia già una specie di muschio nota come “peacock moss”.
Hypopterigyium sp. è una specie totalmente diversa di muschio terrestre che abita le foreste del sud est asiatico. Possiede fronde a forma di ventaglio che ricordano la coda di un pavone (peacock). Inoltre il suo corpo fruttifero (sporofito) assomiglia al collo ed alla testa di un uccello.
Sarebbe raccomandabile quindi che il nome comune di muschio “peacock” fosse cambiato per questa specie di Taxiphyllum al fine di evitare confusione con la suddetta specie di Hypopterigyum già conosciuta dai biologi di tutto il mondo come “peacock moss”.
Magari i lettori possono contribuire fornendo i propri suggerimenti circa un nome comune per questa bella specie di Taxiphyllum a Tan Sze Wei sul suo sito www.aquamoss.net

Genere Vesicularia
Ordine: Hypnales
Famiglia: Hypnaceae
Genere: Vesicularia
Specie: montagnei, dubyana, reticulata, ferriei
Al genere Vesicularia vanno ascritte molte decine di specie [175 - 190] diffuse un po’ in tutto il mondo [Africa, America, Asia, Oceania, tranne in Europa] in paesi tropicali ma non solo [Vesicularia fasciculata perfino in Alaska]. Il genere Vesicularia è però presente negli acquari degli appassionati solo da circa un decennio.
La specie "responsabile" della sua diffusione in acquario è stata Vesicularia montagnei, il cosiddetto muschio "di natale" [christmas moss] così chiamato nel 1996 da uno degli autori [Loh Kwek Leong] per la particolare ramificazione delle fronde che ricorda un po' quella degli abeti [ l’albero di natale per l’appunto].
La provenienza delle piante che si diffusero nel nostro hobby è incerta, ma sicuramente Vesicularia montagnei è diffusa in una ampia regione di Asia tropicale e non.

Due fronde di Vesicularia Montagnei da coltura emersa

Particolare di una fronda di Vesicularia Montagnei da coltura sommersa

Vesicularia Montagnei al microscopio

Si noti l’apice estremamente pronunciato e la forma delle cellule e la costa corta e bifida.
Nonostante la sua grande diffusione sia avvenuta solo di recente però il genere Vesicularia è conosciuto in acquariofilia, quantomeno nel nome, da decenni. Questo a causa del vecchio errore di classificazione che portava la specie Vesicularia dubyana ad essere identificata con il cosiddetto muschio di Java, molto diffuso negli acquari di tutto il mondo.
In effetti ancora oggi, nonostante si sappia ormai con certezza che il muschio di Java sia da ascrivere al genere Taxiphyllum, molti appassionati continuano a considerare muschio di Java e Vesicularia dubyana come la stessa cosa. La vera Vesicularia dubyana entra in scena soltanto molto più di recente [2002], quando hobbisti di Singapore provarono a coltivare in acquario un muschio che cresceva abbondante in tutta l’isola [ed in effetti non solo lì]. Il muschio presentava caratteristiche morfologiche variabili ma nella forma sommersa assomigliava indubbiamente al ‘christmas’ per la ramificazione triangolare delle fronde. Non sapendo cosa fosse e notando la ampia diffusione della specie in Singapore gli appassionati del luogo cominciarono a chiamarla appunto muschio di Singapore [Singapore moss].

Vesicularia dubyana nel suo habitat naturale.

Particolare di Vesicularia dubyana nel suo habitat naturale
Più tardi si scoprì [2004], grazie all’aiuto dell’illustre biologo prof. Benito Tan, che i cosiddetti Christmas e Singapore moss erano due membri della famiglia delle Vesicularie, in particolare identificabili come Vesicularia montagnei e Vesicularia dubyana rispettivamente.

Vesicularia dubiana in coltura sommersa. La somiglianza con Vesicularia montagnei è, come si vede, notevolissima.

In questa foto si nota l’aspetto fortemente ramificato e triangolare delle fronde di Vesicularia dubyana.

Particolare di una fronda di Vesicularia dubyana.

Foglia di Vesicularia dubyana al microscopio. Si notino in particolare l’apice evidente [ma più tozzo di quello di Vesicularia montagnei] e la dentellatura dei margini fogliari in prossimità dell’ apice stesso.
Nello stesso periodo stavano diffondendosi anche altre due specie di Vesicularie anch’esse di origine asiatica: Vesicularia reticulata e Vesicularia ferriei, che vennero comunemente chiamati rispettivamente muschio "eretto" [erect moss] e muschio "piangente" [weeping moss] per le loro caratteristiche modalità di crescita. Di seguito due foto di Vesicularia ferriei e Vesicularia reticulata in acquario, i nomi comuni di muschio "piangente" e muschio "eretto" sembrano quanto mai azzeccati.

Vesicularia ferriei [muschio "piangente" - "weeping" moss]

Vesicularia reticulata [muschio ‘eretto’ – ‘erect’ moss]
Vesicularia reticulata [erect moss] si diffuse nell'hobby a partire da un negozio di acquari in Singapore intorno al 2003. L’origine è sconosciuta ma la specie è piuttosto diffusa in natura nella zona.
Vesicularia ferriei [weeping moss] fu diffuso dalle serre della Oriental Aquarium a Singapore nel tra il 2003 ed il 2004. Anche qui l'origine della prima pianta è sconosciuta
Anche queste due specie vennero identificate [2004] dal prof. Tan come appartenenti al genere Vesicularia e precisamente come Vesicularia reticulata e Vesicularia ferriei per l’appunto.

Fronde di Vesicularia ferriei.

Particolare di una fronda di Vesicularia ferriei

Particolare di una fronda di Vesicularia reticulata

La distinzione tra le varie specie di Vesicularia può essere abbastanza difficoltosa per chi non le conosce bene e si basa, per quel che può riguardare gli acquariofili, sull’ accurata osservazione delle caratteristiche morfologiche delle fronde, delle foglie e delle cellule [al microscopio].

Riconoscete chi è chi? Per salvarvi dal mal di testa... Java, Christmas, erect, Taiwan, Singapore, weeping.
Genere Fissidens
Ordine: Fissidentales
Famiglia: Fissidentaceae
Genere: Fissidens
Specie: fontanus, japonica, sp. ?
Solo molto di recente stanno diffondendosi nelle vasche degli appassionati delle specie appartenenti al genere Fissidens. Soltanto una è finora stata identificata con certezza [Fissidens fontanus (vedi articolo precedente). Il genere Fissidens comprende molte specie con diffusione cosmopolita, ma solo poche sono prettamente acquatiche. Sicuramente diverse specie tra quelle originariamente emerse possono adattarsi a vivere anche sommerse, ma attualmente le prove fatte dagli acquariofili sono ancora molto poche.

Fissidens emersa su un sasso al giardino botanico di Singapore.
Con le loro fronde caratteristiche rappresentano senz’altro uno splendido arricchimento della flora briofitica a disposizione degli appassionati e siamo sicuri che avranno una sempre maggiore diffusione nel nostro hobby.

Fissidens sp. in acquario.

L’effetto scenico è indubbiamente particolare.
Finora le Fissidens diffuse in acquariofilia non si sono dimostrate particolarmente difficili da mantenere [valgono le regole generali già elencate] ma non sono certo delle specie di rapida crescita.
Un’altra difficoltà riguardo al loro utilizzo deriva dalla loro morfologia e dal loro tipo di crescita. A differenza dei Taxiphyllum o delle Vesicularie non hanno una crescita prostrata. Non crescono cioè in orizzontale su un supporto ancorandovisi con i rizoidi e ricoprendo col tempo anche le parti originariamente spoglie. Le Fissidens vanno quindi fissate in partenza su tutta la zona che si vuole ricoprire [avendone la quantità sufficiente] e su questa le Fissidens cresceranno infoltendosi dalla base. Una volta sufficientemente folti i singoli cespugli possono essere poi divisi ed utilizzati per popolare altre zone.

Vanno quindi fissate con attenzione sulla zona in cui dovranno crescere e lì rimarranno, crescendo in altezza e ramificando eventualmente dalla base creando con il tempo un bel cespuglio.


Genere Fontinalis
Ordine: Isobryales
Famiglia: Fontinalaceae
Genere: Fontinalis
Specie: antipyretica
Il genere Fontinalis è diffuso un pò in tutto il mondo nelle regioni temperate. Fontinalis antipyretica, con varie sottospecie, è probabilmente il muschio conosciuto da più tempo in acquariofilia, un vero pioniere. Introdotto molti decenni fa dagli acquariofili europei non ha mai avuto una notevole diffusione.
Il maggiore ostacolo alla coltivazione di questa specie è il suo bisogno di temperature che non sempre negli acquari domestici risulta facile mantenere. E’ infatti un tipico abitante di ruscelli di montagna con acqua limpida, fresca e corrente che predilige temperature intorno ai 20 °C e difficilmente tollera temperature superiori a circa 25°C.
Nelle calde estati mediterranee o in generale ai tropici, se non tenuto in vasche refrigerate, è destinato a morte pressoché certa.

Fontinalis antipyretica in acquario.

Particolare delle belle foglie di Fontinalis antipyretica
Concludiamo con un invito rivolto ai nostri lettori a guardarsi intorno con curiosità e desiderio di provare; sono tante le specie di muschi ed epatiche che ci circondano e che possono adattarsi a vivere sommerse nelle nostre vasche.
Con il contributo degli appassionati il numero di specie diffuse nel nostro hobby può crescere moltissimo. Siamo fermamente convinti che questo rappresenterebbe un grande beneficio per l’estetica delle nostre vasche ed in generale per questo splendido hobby. Confidiamo altresì nel fatto che anche voi siate della stessa opinione.
In chiusura vorremo esprimere il nostro sentito ringraziamento a Loh Kwek Leong www.killies.com, ‘responsabile’ della nostra passione verso le briofite. Senza il suo supporto questi articoli con ogni probabilità non avrebbero potuto esistere.
Ringraziamo inoltre Tan Sze Wei per le splendide immagini e per la sua passione nei confronti dei muschi, che traspare nel suo sito: www.aquamoss.net
Vorremo inoltre ringraziare Chee Pang Ng per le sue foto di Fissidens sp. cheepang_ng@hotmail.com