Invadente. E' il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere questa pianta. Sembra innocua nel suo piccolo vaso di coltura ma… aspettate di averla inserita in acquario e vi accorgerete della prorompente vitalità di questa pianta.
Stiamo parlando di Eleocharis una piccola ed esile pianta palustre diffusa ormai su tutto il globo e divenuta da tempo una beniamina degli appassionati di plantacquari.

Foto Vincenzo Maisto ©
Si conoscono tre specie di Eleocharis:
acicularis - a punta di spillo;
pusilla - piccola;
vivipara - con foglie molto più lunghe delle precedenti.
Nonostante questa tripartizione di specie, solo le prime due vengono abitualmente trattate commercialmente ed è quindi piuttosto infrequente riuscire a reperire con regolarità la vivipara che, invece, meriterebbe altrettanta diffusione nei nostri acquari.
La pianta si presenta con foglie molto sottili e piatte, la cui lunghezza non supera generalmente i 10/15 cm [eccezion fatta, come si accennava, per la vivipara che può oltrepassare i 50 cm].
Le piccole radici sono rizomatose e scorrono sotterranee ovunque riescano a trovare uno spazio da colonizzare.
E' una pianta che, nonostante il suo aspetto esile, si dimostra caparbia e forte, riuscendo a svilupparsi per tutta la superficie dell'acquario, spingendosi spesso ad inficiare le altre coinquiline da "prato" come Glossositgma elatinoides e Hemianthus callitrichoides.

Benché prosperi in quasi tutti i substrati, ama particolarmente quelli morbidi e compatti, come pure quelli sabbiosi, purché non grossolani [le terre allofane di granulometria medio fine rappresentano un ottimo terreno di coltura].
Temperatura e pH non rappresentano un problema, anche se le migliori condizioni si ottengono con acque neutre o leggermente acide, deboli e non eccessivamente calde.
La luce è il vero elemento determinate per ottenere fitti prati.
L'Eleocharis ama infatti la luce diretta, meglio se sviluppata attraverso tubi t5 o lampade HQI.
In presenza di zone d'ombra o di scarsa penetrazione luminosa, arresta la crescita e deperisce in breve tempo.
La fertilizzazione, per quanto ho avuto modo di verificare, non rappresenta un problema.
Se il substrato è ricco di nutrienti il sottile rizoma svilupperà in brevissimo tempo una serie infinita di nuove plantule che ricopriranno l'intera superficie della vasca che le ospita.
Anche la CO2 è determinate, poiché in assenza di questa ben difficilmente si riusciranno ad ottenere piante verdi e lussureggianti.

Foto takashi Amano ©
La piantumazione è invece un aspetto da tenere in debita considerazione poiché, un'erronea od impropria messa a dimora delle singole piante può determinare grossi problemi di sviluppo.
Uno degli errori cui comunemente si va incontro è, infatti, quello di non disfare il cespuglietto che è stato appena acquistato, convinti come siamo, che la pianta farà tutto da sé.
Nulla di più errato.
L'Eleocharis va inserita in acquario con l'ausilio di un'apposita pinzetta, dividendo quanto più possibile i singoli ciuffi che compongono il vasetto [con una pianta si può agevolmente piantumare una vasca da 80 cm].
I singoli ciuffi [piante con almeno 4 foglie mature] vanno posizionati piuttosto distanti l'uno dall'altro e ciò per evitare che in fase di crescita si creino zone troppo compatte che in breve tempo finirebbero con l'imbrunirsi per carenza di luce e scarso ricircolo d'acqua.
Uno degli aspetti più controversi [che non riguarda comunque la varietà pusilla già sufficientemente bassa] è quello della potatura.
Ma l'Eleocharis va potata?
In prima battuta direi di no, esattamente come farei se mi si chiedesse se va potato il tenellus o la Vallisneria.
Tuttavia, ho appreso da illustri appassionati [provando anche in prima persona] che l'Eleocharis tollera molto bene il taglio, sia esteticamente [le superfici potate non si ossidano con colori brunastri] che per quanto riguarda la crescita [che non si arresta come effetto post potatura].
Non abbiate timore nell'osservare una fase di stop vegetativo post piantumazione.
Contrariamente a quanto accade con la maggioranza delle piante a stelo, nell'Eleocharis la prima ripresa vegetativa è quella che… non si vede.
Generalmente, infatti, la prima fase di ripresa avviene sotto il substrato con l'emissione di lunghe propaggini dalle quali, ben presto, faranno capolino le nuove foglie.
L'invadenza di questa pianta può essere frenata [non sempre con risultati soddisfacenti] delimitando la zona di coltura con pietre o, meglio ancora, con sottili lastre di plexiglas interrate nel substrato.
E' comunque una pianta che merita di essere coltivata, ideale per creare suggestivi layout, specialmente in vasche ZEN che prevedano ampi spazi vuoti con l'impiego do rocce.
Le fasi della piantumazione

Vasetto di Eleocharis acicularis

La divisione del cespo

I piccoli ciuffi vengono diradati delicatamente

La pinza per piantumare
