E' apparsa sul mercato acquariofilo solo di recente, benché gli appassionati di Bryophyte la conoscano già da tempo. E' la Riccardia, una simpatica Epatica che, sempre più frequentemente ritroviamo all’interno degli acquari dedicati alle piante.
La tassonomia completa delle piante appartenenti al genere Riccardia si può schematizzare come segue:
| regno | Plantae |
|---|---|
| phylum | Hepatophyta |
| subphylum | Hepaticae |
| classe | Hepatopsida |
| subclasse | Jungermanniae |
| ordine | Metzgeriales |
| famiglia | Aneuraceae |
| genere | Riccardia |
Il genere Riccardia è costituito da quasi una trentina di specie (ma molte considerate sottospecie o semplici sinonimi) con diffusione cosmopolita.

La specie presente nelle vasche degli appassionati viene comunemente identificata come Riccardia chamaedrifolia, ma bisogna dire che la distinzione tra le specie (in particolare tra R. chamaedrifolia e R. multifida) non è immediata in piante in coltura sommersa e riteniamo molto probabile che entrambe le specie siano presenti in ambito acquaristico.
In Italia sono presenti alcune specie (tra cui le due summenzionate), e precisamente:
| Riccardia multifida | Lombardia - Trentino - Emilia - Toscana - Sicilia - Sardegna |
|---|---|
| Riccardia chamaedrifolia | Piemonte - Toscana - Puglia - Sicilia - Sardegna |
| Riccardia palmata | Trentino - Sicilia |
| Riccardia latifrons | Abruzzo |

Riccardia latifrons
Michael Lüth @ USDA-NRCS PLANTS Database / Lüth, M. 2004 Pictures of Bryophytes from Europe [CD-ROM] Published by the author

Riccardia multifida
Michael Lüth @ USDA-NRCS PLANTS Database / Lüth, M. 2004 Pictures of Bryophytes from Europe [CD-ROM] Published by the author

Riccardia palmata
Michael Lüth @ USDA-NRCS PLANTS Database / Lüth, M. 2004 Pictures of Bryophytes from Europe [CD-ROM] Published by the author
Come tutte le Epatiche le Riccardia sono delle tipiche abitanti di zone umide, crescendo spesso ai margini di corsi d’acqua e/o in zone periodicamente inondate e riuscendo in natura ad adattarsi anche a periodi di totale sommersione (in particolare R. chamaedrifolia e R. multifida).
L’appellattivo di “mini Pellia”, sinonimo questo con la quale viene spesso indicata, ci da l’idea della struttura “fogliare” di questa piccola Epatica che, in effetti, ricalca molto da vicino quella del più noto Monosolenium (spesso ancora erroneamente chiamato Pellia), dalla quale si differenzia per la più compatta costruzione dei talli, che appaiono molto più corti e minuti.
In presenza di condizioni ottimali, le “creste” della Riccardia si sviluppano in maniera compatta, creando appariscenti cuscini di un bel colore verde brillante.
Predilige posizioni piuttosto luminose, acqua tendenzialmente neutra e un buon apporto di CO2, non gradisce temperature eccessivamente elevate.
Fondamentale poi (come del resto per tutte le briofite) è la stabilità dei parametri chimici dell’acqua ed il basso carico organico (assicurato da un filtro molto efficiente e ben dimensionato).

Riccardia latifrons - Photo by Chris Wagner (mossgeek@yahoo.com)
Anche in considerazione di ciò risulta di primaria importanza, al fine di una crescita rigogliosa e priva di alghe, che il fitto apparato fogliare sia mantenuto costantemente pulito ed esente da residui e microparticelle in sospensione che finirebbero inevitabilmente per essere “catturate” dai piccoli cespugli con conseguente aumento locale di composti organici di Azoto e fosforo e sviluppo di alghe filamentose (o, peggio ancora, di alghe nere a pennello).
All’uopo può essere senz’altro utile sifonare spesso e con delicatezza i talli aspirando quanti più detriti possibile.
I gamberetti del genere Caridina risultano dei preziosi alleati in questo compito. Essendo animali prevalentemente detritivori ed in costante attività ‘spazzolano’ freneticamente i piccoli talli della Riccardia, contribuendo così a mantenere pulita l’intera pianta.

La Riccardia si ancora su qualunque supporto, meglio se poroso, anche se le migliori composizioni si ottengono su piccoli tronchi di torbiera o radici di Java, la cui struttura e colore sembrano esaltare particolarmente la bellezza di questa pianta.
Nonostante la robustezza che la caratterizza, la Riccardia va ancorata con particolare attenzione poiché i piccoli talli che la compongono risultano piuttosto fragili e tendono a rompersi con estrema facilità.
In generale, per la collocazione su tronchi o radici, si impiega il classico sistema di filo di nylon o, per superfici più ampie, quello della retina per capelli.
Lo sviluppo, soprattutto inizialmente, non è particolarmente veloce. Tuttavia, con il tempo, la pianta produce degli ampi cespugli. A quel punto è consigliabile procedere a leggeri diradamenti periodici con delle forbici dotate di punte fini ed affilate.
Questo risulta utile per impedire che i talli basali vengano ricoperti e soffocati dalla crescita nuova (con conseguente rischio di marcescenza) e per mantenere compatta la struttura della pianta.
La particolare fragilità dei talli, determina sovente una sorta di auto riproduzione in acquario, poiché è sufficiente che piccolissime porzioni si stacchino dalla pianta madre per colonizzare qualunque supporto riescano a trovare in vasca, dando così vita a nuove ed autonome colonie.

Riccardia multifida - Photo by Chris Wagner (mossgeek@yahoo.com)
Un particolare accorgimento credo meriti di essere segnalato, esso riguarda il movimento superficiale dell’acqua che, benché in presenza di vasche dedicate alle piante è sempre piuttosto debole, è bene sia mantenuto tale per evitare che il delicato fogliame possa essere rovinato o disperso da una corrente eccessivamente pronunciata, specialmente se i cespugli di Riccardia sono collocati in posizioni apicali.
La fertilizzazione non rappresenta un particolare problema poiché la somministrazione di nutrienti prevista per le altre piante presenti in acquario è generalmente più che sufficiente a garantire una crescita sana e rigogliosa.
Anzi, al contrario, va prestata la massima attenzione a non eccedere con la fertilizzazione poiché facilmente questa (soprattutto quella a base di microelementi) può portare a squilibri nella composizione chimica dell’acqua.
Questi molto facilmente si ripercuoterebbero sulla pianta danneggiandone la delicata struttura e possibilmente causando l’imbrunimento e la morte dei talli.
Anche qui è dunque di capitale importanza evidenziare ancora come la stabilità dei valori sia un fattore imprescindibile per la salute e lo sviluppo di una pianta così delicata.