Luca, da semplice acquariofilo ad editore. Raccontaci brevemente la tua storia.
Innanzitutto l'editore è rimasto acquariofilo. Ci tengo a sottolinearlo! Dopodiché la mia storia è quella di un acquariofilo tardivo che alla veneranda età di 30 anni si è "svegliato" ed ha voluto a tutti costi l'acquario, ed ovviamente fin da subito di piante! Detto fatto, e siccome "l'appetito vien mangiando" da quella prima vasca, ne sono seguite molte altre, molti esperimenti ed una fame di sapere che non mi ha più lasciato. Ed oggi, se forse sperimento decisamente meno, sicuramente ho una gran voglia di "bello" che cerco di trasmettere tramite le pagine di AquaPlanta&ReefArt. Bello concepito come risultato ultimo, come comprensione, come visione estetica, come consapevolezza di qualcosa che è vivo e di cui siamo responsabili, e molto altro ancora.
Quanto ha pesato nella tua crescita il GAEM?
Tantissimo! Questo mi viene da dire in primis. Senza il GAEM non sarei qui! Mi sarei arreso prima! A loro devo tutto, mi hanno insegnato che non c'è soltanto la voglia di capire ma è molto di più: il nostro è un hobby molto complesso che richiede una pazienza certosina ed una dedizione infinita. Lentamente, con le serate, con gli incontri, con gli errori, e con il confronto continuo, sono cresciuto come acquariofilo ed è davvero stato un percorso lungo, e pieno di incontri, conoscenze ed amicizie che mi hanno dato tanto anche dal punto di vista umano. Credo che l'associazionismo [parolaccia!] in Italia rivesta un ruolo davvero importantissimo! Che determina la sottile ma fondamentale linea di confine tra il volontariato attivo e partecipe e, invece, il semplice presenzialismo anche solo virtuale.
Come hai maturato l'idea di dedicarti all'editoria specializzata?
È tutto nato per caso: da una chiacchierata fatta qualche anno fa con Livio Leoni. Non c'è stato quindi né un merito né un demerito, semplicemente c'è stata una serie di circostanze fortuite. Assieme a Leoni è nata l'idea dell'inserto hydraplanta che ho prodotto per quasi due anni. Poi le nostre strade si sono divise, anche perché non condividevo [e non condivido] le scelte dell'editore; a quel punto ho ritenuto che il lavoro di ricerca e produzione di contenuti mi piacesse davvero ed ho deciso di continuare autonomamente. L'incontro con Mirko Belosevic è stato altrettanto fortuito e mi ha dato la possibilità di fondare una casa editrice che potesse occuparsi sia di acquariofilia dolce che di quella marina.
La scelta di dedicarti esclusivamente all'acquario di piante è frutto di scelte dettate dal marketing o piuttosto dall'esigenza di fornire indicazioni specifiche su una particolare branca dell'acquariofilia?
Direi la seconda. Ma più che quello è stata l'estrazione acquariofila che mi ha spinto in quella direzione. Sono nato con gli acquari di piante e, per me, è stata la cosa più naturale del mondo aver voglia di parlarne!
Trovi dei punti di contatto tra gli argomenti affrontati in un forum di plantacquari e quelli che tratti abitualmente nella tua rivista?
Assolutamente sì e se così non fosse uno dei due non starebbe facendo il suo lavoro! Battute a parte è evidente che ci siano molti punti di contatto tra un forum di plantacquari ed una rivista come la nostra. Gli acquariofili tutti, anche quelli che frequentano il forum, affrontano problematiche e raccontano esperienze che sono assolutamente condivisibili, da qui la voglia di parlarne, di approfondirne gli aspetti salienti e così via. Il forum diventa un banco di confronto per delle tematiche che possono nascere e che poi possono esser sviluppate sulla rivista, per poi tornar a parlarne sul forum, e per poi tornare a scriverne ancora e così via. Insomma è un dibattito culturale che non ha padrone ma che ci arricchisce tutti.
Quanto pensi siano influenti i forum e quanto, invece, influenzabili?
I forum hanno ambedue le caratteristiche. Si tratta di saperle mediare in termini di moderazione con le dovute cautele. È chiaro che possono creare tendenza in virtù del loro aspetto comunitario, ma è altrettanto chiaro che queste tendenze possono cambiare rapidamente a seconda di come vengono "spese" le informazioni specialmente dai commentatori più autorevoli. I moderatori, a mio avviso, hanno un ruolo fondamentale in tutto questo.
Com'è cambiata, a tuo avviso, l'acquariofilia in questi ultimi anni? È ancora soltanto di moda oppure …?
Credo si debba distinguere: dal punto di vista tecnico i plantacquari di 10/15 anni fa sono sicuramente obsoleti, specialmente nel modo di conduzione degli stessi. La tecnica ha fatto s dei passi avanti.In questi anni abbiamo capito molto di più della gestione delle vasche. Però se parliamo di acquariofilia in generale, non credo questa sia mai stata di moda.È sempre stata fuori dalle mode … fuori dai giochi, è e rimane un hobby assolutamente di nicchia. Rispetto a 10 anni fa sicuramente si è fatto molto: sono nate molte associazioni, l'editoria è cresciuta, il mercato anche ed è diventato sostanzialmente più facile avere l'acquario, ma molto resta ancora da fare, specialmente in termini di divulgazione.
Parliamo di aquascaping. Ha un senso parlarne in Italia o continuiamo ad essere dei semplici cloni?
No, non siamo dei cloni, anche se abbiamo subito delle influenze orientali molto forti. Però l'aquascaping è il cuore pulsante, l'anima dell'acquario di piante e credo che in Italia se ne debba parlare assolutamente di più! Anzi bisogna fare un grande grandissimo sforzo per divulgare i concetti base dell'aquascaping a tutti. In questo senso il Contest da te ideato e da noi promosso insieme vada esattamente in quella direzione.
Cosa manca, secondo te, per il fatidico salto di qualità?
Manca il salto culturale, manca una "base" solida su cui costruire, manca la "cultura" dell'acquariofilia. E questo coinvolge tutti: l'editoria, i negozianti, le aziende, internet; credo che si debba fare un grandissimo sforzo per promuovere in maniera strutturata una cultura dell'acquario, anzi dell'acquario bello, attraente, sano e creato attorno a principi e canoni estetici ben definiti. Almeno per quanto riguarda i plantacquari, per i marini di barriera già il discorso si discosta un attimo. E, troppe volte, è mancata la conoscenza, la consapevolezza stessa che certe cose non solo sono possibili ma sono alla portata di tutti se affrontate con il piglio giusto. Però per riuscire nell'intento è davvero necessaria una sinergia di tutti gli operatori del settore, e per questo ci stiamo adoperando anche noi di Aquaedi con un progetto, che crediamo molto innovativo, e che vedrà la luce nei primi mesi del 2006. Per ora non posso svelare nulla , ma venite spesso a visitare il nostro sito e lo scoprirete!
L'hightech è di gran moda. Tu sei andato in controtendenza portando in Italia la traduzione del libro sulla gestione lowtech di Diana Walstad. Puoi spiegarci i motivi di questa scelta?
Ho creduto nel libro di Diana dal primo momento che l'ho letto nella sua prima versione inglese. Tanto è vero che lo proposi al tempo anche al mio precedente editore ma non fui capito. Oggi i dati di vendita de "L'ecologia dell'acquario di piante" parlano da soli: è praticamente quasi esaurita la prima edizione ad un anno dalla sua pubblicazione!I motivi del successo? Malgrado il libro sia sicuramente destinato ad un pubblico acquariofilo evoluto e non ad un principiante, è un testo unico nel suo genere perché porta al lettore tutta una serie di spiegazioni dettagliate ed accurate sul "come lavora" un acquario indipendentemente dal fatto che sia low-tech o high-tech. È un testo di riferimento che andrebbe riletto più volte, esplorato, studiato ed approfondito perché rivela molteplici aspetti sotto i quali si possono vedere le cose ed ogni volta aggiunge qualcosa al bagaglio dell'acquariofilo. Il fatto poi che Diana, per Sua scelta personale, abbia preferito un approccio low-tech è del tutto incidentale. Anche se la dice lunga sul fatto che poi, in fondo in fondo, i mezzi per realizzare gli acquari e praticare questo hobby non devono necessariamente esser costosi o particolarmente d'avanguardia, e questo è sicuramente di monito alle aziende del settore che, devono sempre tener presente molto bene il ruolo della Natura in tutto questo.
La scuderia delle pubblicazioni di Aquaedì si è recentemente ampliata con due nuovi prodotti. Di cosa si tratta?
Da una parte abbiamo deciso di andare incontro alle richieste del mercato ed abbiamo deciso di affiancare ad AquaPlanta&ReefArt un'altra testata, OTOS, che ne sarà il naturale complemento perché si dedicherà in modo specifico ai pesci ed alle loro problematiche. Contiamo di avere 5 uscite complessive l'anno con entrambe le pubblicazioni. OTOS esulerà dalle linee guida, tipiche delle testate già esistenti, per strutturarsi raggruppando gli argomenti in base alle aree di interesse: acqua, specie e comportamenti. I pesci verranno presentati raccontando come l'ambiente in cui vivono influenzi la loro presenza in acquario da un punto di vista non naturalistico ma acquariofilo e illustrando i loro comportamenti non in Natura ma proprio all'interno delle nostre vasche. Potete trovare maggiori informazioni qui: www.aquaedi.info/release/otos.aspx
L'altro progetto editoriale è quello degli AquaStudio, una nuova collana di Aquaedì che propone studi accurati su particolari tipologie di acquari, dimostrandone innanzitutto la fattibilità. Accompagnando l'acquariofilo verso la realizzazione di questi acquari, ne spiega passo a passo tutti i segreti e i dettagli utili per allestirli e condurli con successo. Due le opere di questa prima uscita: Acquari Bonsai e NanoReef. Potete trovare maggiori informazioni qui: www.aquaedi.info/release/aquastudio.aspx
Un sogno nel cassetto [Amano a parte]?
Amano a parte? Direi che ci sono almeno due grandi progetti che vorrei realizzare ma è assolutamente prematuro parlarne adesso … come diceva il buon Benigni: "Nun teng manco u'cassett". Ma magari li si potrà anche realizzare assieme, chi può dirlo!?