Naturalista, etologo, maestro di aquascape ... Insomma, Francesco, come dobbiamo identificarti?
Naturalista è il termine più appropriato. Ho dedicato la maggior parte del tempo soprattutto alla conservazione di specie animali in via di estinzione, in particolare felini e il Rinoceronte di Sumatra. Questi suscitano in me grande interesse e, consentitemi un po' di sentimentalismo, un profondo affetto. Credo nella conservazione sia in situ sia in ambiente controllato. La seconda mirata, naturalmente, a supportare la prima e non considerata come un'alternativa. Il mondo subacqueo mi affascina ma non stimola in me le stesse sensazioni.
Sei stato uno dei pionieri dell'acquariofilia italiana. Raccontaci come hai iniziato.
Sono certo che il mio attaccamento alla natura abbia senz'altro influito e aiutato le mie realizzazioni di scorci di natura in acquario. L'acquariofilia è stata per me un hobby iniziato all'età di 9 anni, quando mio padre, esasperato da dozzine di vaschette con pesciolini e altri animaletti acquatici sparsi per la casa, mi regalò un acquario completo [a quei tempi il filtro funzionava con un aeratore]. Anche se il mio interesse principale è la conservazione di animali selvatici tropicali, ho sempre tenuto almeno un acquario nelle varie abitazioni dove ho vissuto.
Il tuo nome è da sempre legato all'Aqua Design Amano, questo binomio comincia a pesarti o sei contento di continuare ad essere identificato come il patron di ADA in Italia?
Nel 1995 scoprii l'esistenza dell'ADA, di Takashi Amano e il suo Nature Aquarium World. Avevo trovato la sintesi ideale tra la natura e l'acquario. Sono orgoglioso di essere associato all'ADA. Grazie all'ADA sono riuscito a realizzare veri e propri scenari naturali sommersi.
Sei sempre stato molto attento ai cambiamenti culturali, com'è mutato secondo te l'approccio con l'acquariofilia in questi ultimi anni?
Credo che in Italia stia avvenendo una divisione sempre più netta nel percorso dell'acquariofilia. Da una parte proliferano acquari e prodotti a prezzi sempre più competitivi ma a scapito dei risultati. Dall'altra vi sono aziende che cercano di migliorarsi ed elevare la qualità dell'acquario. Questo gap è in crescita continua. Ora sta all'acquariofilo documentarsi per fare la scelta corretta.
Aquascaper si nasce o si diventa?
Come ho detto in altre occasioni, la realizzazione di un layout sommerso, non dovrebbe essere forzato dal tentativo di imitarne un altro, magari di Takashi Amano ma, eventualmente, trarne ispirazione. Ciò che più conta è avere una visione generale del risultato che vorremmo ottenere. Le rocce, i legni e le piante con le loro forme e colori ci guideranno la mano nel posizionarli nella posizione migliore.
La tecnica, quindi, non è tutto. Serve anche dell'altro.
Contrariamente al detto, credo che gentleman non si nasca ma si diventi tramite la cultura, l'educazione, l'ambiente ... Così l'aquascaper si forma osservando la natura e la miriade delle sue sfaccettature, fotografie naturalistiche, quadri ... Anche l'arte ha una funzione rilevante che non andrebbe sottovalutata.
Parliamo di te: a cosa di ispiri nei tuoi allestimenti?
A mio avviso non esiste una tecnica per realizzare un bel layout, piuttosto si tratta di un metodo e una buona conoscenza delle specie di piante e delle loro esigenze. Da layout a layout è possibile, qui Amano insegna, variare infinitamente lo scenario finale.
Un consiglio per chi inizia.
Conoscere i limiti dei prodotti che utilizziamo. Non è possibile coltivare dieci specie di piante diverse fertilizzando solo con ferro. Iniziare da layout semplici con piante poco esigenti. Avere molta pazienza e costanza, se l'acquario verrà curato e accudito seguendo le regole base, ci darà grande soddisfazione e piacere. Non effettuare cambiamenti drastici o repentini. Una raccomandazione particolare: prima di acquistare un acquario, leggete un buon testo.