Fabio, acquariofilo o fotografo?
Decisamente più fotografo. Mi spiego meglio: non sono un granché come fotoamatore ... ma come acquariofilo sono decisamente peggio! Ti basti sapere che in questo momento ho un 35 litri che più che un acquario di piante è un allevamento intensivo di alghe verdi: e se non fosse per il sapiente aiuto di Luca Specchio e i preziosi consigli degli amici del forum, a volte non saprei proprio come fare!
Potremmo dire che sono un fotoamatore [relativamente] evoluto e un acquariofilo base: ho le conoscenze fondamentali per una corretta gestione dell'acquario, non faccio grandi errori nella conduzione delle mie vasche, ma certamente non sono esperto di tecnica acquariofila. So quel poco che mi basta ad avere un acquario sano [quando va tutto bene].
Com'è nata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia in generale risale all'acquisto della prima fotocamera digitale, nell'ottobre 2002, con la quale ho iniziato facendo le solite foto ricordo in ambito familiare. Nello stesso periodo ho scoperto il libro di Takashi Amano Nature Aquarium World, e subito sono rimasto folgorato: mi ha colpito dalla bellezza degli acquari in stile giapponese, così diversi da quelli che avevo visto sulle riviste italiane fino a quel momento. Da qui ai primi tentativi di fotografare i miei acquari, all'incontro con Luca Specchio e alla pubblicazione delle mie foto su AquaPlanta, il passo è stato breve.
Parlando di acquari e di fotografia non possiamo non pensare subito all'Aqua Design Amano. Cosa pensi del binomio che lega l'Amano fotografo all'Amano acquariofilo?
Takashi è anche un valido fotografo naturalista, sono noti i suoi splendidi reportage sulla foresta amazzonica. Secondo Amano, bisogna imparare dalla natura per creare la natura, e da questo punto di vista si comprende come per lui la fotografia vada intesa soprattutto come strumento documentario, per la comprensione scientifica della natura e la sua rielaborazione in acquario.
Ammiro ed invidio la tecnica fotografica dei suoi scatti [e come non potrei, tutti noi vorremmo fotografare come Amano!], ma credo che la fotografia [persino quella acquariofila] debba essere anche estro, passione, più arte e un po' meno scienza esatta. E da questo punto di vista alla perfezione tecnica dalle fotografie che possiamo ammirare da anni su AquaJournal si contrappone a volte una certa mancanza di fantasia e creatività, una sorta di freddezza scientifica che induce ad osservare con ammirazione ma anche con distacco. Se vogliamo si tratta di un occhio fotografico molto giapponese esteticamente ineccepibile ma forse un po' asettico.
Quanto è importante una bella foto per la valutazione di un acquario?
Credo che la foto e l'acquario siano e debbano essere considerati su due piani ben distinti, ma è davvero difficile scindere le due cose. E' chiaro che una bella foto può contribuire notevolmente a valorizzare un buon acquario, ma anche una foto mediocre [purché corretta, cioè a fuoco ed esposta correttamente] è sufficiente a rappresentare fedelmente una vasca.
Tuttavia non sempre è semplice riuscire a distinguere acquari e fotografia di acquari. Il problema risulta evidente nei concorsi: spesso questi si dividono tra concorsi di fotografia di acquari e concorsi di acquari tout court; nei primi di solito viene valutata la bellezza della foto indipendentemente dal soggetto ritratto, nei secondi la bellezza dell'acquario indipendentemente dalla qualità della foto.
Ma avete mai visto uno di questi concorsi vinti da buone foto di soggetti banali o da pessime foto di begli acquari? E' un po' la dicotomia tra contenuto e forma: in teoria si possono considerare distinti, ma in realtà sono strettamente collegati; la forma senza contenuto ha poco valore, ma anche un contenuto di interesse se presentato in una forma poco elegante può risultare penalizzato.
Una bella foto riesce a rendere bello un acquario brutto?
In generale direi di no. Se l'acquario è brutto non c'è nulla da fare, una buona fotografia potrà essere al massimo uno specchio fedele della realtà, e quindi rappresentare fedelmente quell'acquario [per l'appunto, brutto].
Con le tue foto riesci ad esprimere il concetto di bellezza allo stato puro, ma, per te, cosa è bello?
Ho sempre pensato che la bellezza sia anche nelle piccole cose: un sorriso, un fiore, la pioggia che cade sulla pelle. Basta saperla guardare con gli occhi e lo spirito giusto ed è possibile trovare la bellezza nelle cose più semplici e banali. Negli acquari spesso ci si concentra solamente sull'aspetto complessivo, sul layout, i pesci [più esotici e colorati sono meglio è] dimenticandosi che anche nel più piccolo cantuccio nascosto dell'acquario può esserci una piccola, meravigliosa lumachina, o una bolla d'ossigeno nella quale viene riflessa tutta la vasca ... e scoprire queste piccole cose con gli occhi di un fanciullo può essere davvero emozionante.
In genere, parlando di acquari, si è soliti giudicare la composizione nel suo insieme, le tue foto, invece, puntano all'esaltazione di singoli soggetti. Come mai?
Innanzi tutto ho questo debole per i particolari, per le cose piccole e semplici che possono nascondere meraviglie spesso inattese, e il naturale sbocco fotografico di questa mia filosofia è costituito dagli scatti macro.
Proprio per questo non ho mai prestato particolare attenzione ai layout delle mie vasche, che sono sempre in fieri ed in un certo senso incompiuti o molto semplici: la preparazione di una vasca nell'ottica di uno scatto ravvicinato spesso contrasta con la possibilità di un bel layout, in quanto la disposizione delle piante deve sottostare alle esigenze fotografiche [tipicamente metto le piante che devo fotografare vicino al vetro], di solito inconciliabili con una sistemazione più naturale ed armoniosa della vegetazione.
Tuttavia ho spesso l'opportunità di realizzare scatti alle splendide vasche di un amico, Massimo Faberi, che mi consente di fotografare gli acquari del suo negozio. E in queste occasioni non mi lascio mai scappare la possibilità di fotografie più convenzionali. A questo proposito, posso annunciare in anteprima che a breve sul mio sito ci saranno alcuni nuovi contenuti che andranno al di là delle solite foto macro ... ma per ora non posso aggiungere altro!
Domanda retorica: è più facile fotografare un pesce o una pianta?
La domanda non è per nulla banale. I pesci si muovono, le piante… no! Quindi, tecnicamente parlando, è senza dubbio più semplice fotografare una pianta: è possibile montare la macchina sul cavalletto ed usare tempi lunghi e diaframma chiuso, avendo una discreta probabilità di uno scatto corretto. Invece in genere i pesci tendono a muoversi, ed alcuni in modo particolarmente rapido e imprevedibile: in questo caso bisogna usare tempi rapidi e diaframma a tutta apertura [con conseguente forte diminuzione della profondità di campo] ma dato che ci si trova a fotografare un acquario, in cui la luce non è mai troppa, le foto dei pesci di solito o sono mosse o sono troppo scure!
Se invece parliamo del contenuto "emotivo" o espressivo di una foto, il discorso cambia. Pensiamo al soggetto dello scatto: un pesce suscita in genere simpatia, curiosità e sensazioni più intense che non una pianta. Da questo punto di vista è molto più semplice realizzare fotografie ai pesci: fare una foto non banale ad una pianta, in grado di suscitare emozioni, è decisamente più complicato.
Un ulteriore aspetto è quello artistico. Non necessariamente una foto corretta [cioè perfettamente a fuoco ed esposta correttamente] è una foto migliore di una foto in apparenza tecnicamente sbagliata: chi si pone dietro all'obiettivo potrebbe ad esempio decidere di sfocare ad arte il soggetto, o scegliere di realizzare una foto scura o sovraesposta per ottenere un particolare effetto. E qui il discorso si fa ancora più complicato!
Ritoccare una fotografia significa alterare in qualche modo le forme ed i colori del soggetto fotografato falsandone l'originale o è un sistema che consente di esaltarne ulteriormente la bellezza?
Dipende. Il digitale ha rappresentato una notevole rivoluzione nel settore della fotografia: dopo avere scattato la foto è semplicissimo trasferirla sul calcolatore e manipolarla con gli strumenti del fotoritocco.
Ma non si pensi che la fotografia tradizionale [quella analogica] sia poi così diversa, in quanto è possibile manipolare anche gli scatti impressi sul rullino: certo con strumenti diversi, in camera oscura, in modo più artigianale e non con la stessa semplicità ed immediatezza del digitale. Gli strumenti sono diversi, ma concettualmente si tratta della stessa cosa.
Quindi io non sono pregiudizialmente contrario alla manipolazione delle fotografie: se ben fatta e, soprattutto, non visibile, ben venga. Però sono, in un certo senso, un purista: credo che una foto debba essere buona in partenza, e che quindi i ritocchi debbano essere il più possibile limitati. Una brutta foto, con l'esposizione completamente errata o fuori fuoco [o, peggio ancora, mossa], può essere corretta solo al prezzo di artefatti molto visibili e di un aspetto generale artificioso.
Nel caso delle mie fotografie, io mi limito sempre e solo al bilanciamento dei livelli e ad un lieve unsharping mask [maschera di contrasto], molto più raramente regolo leggermente la tonalità [per correggere un non perfetto bilanciamento del bianco]. Niente di più. Ultimamente mi rifiuto anche di fare tagli per ingrandire solo una parte del fotogramma.Se una inquadratura non è venuta come previsto, preferisco rifarla ex novo.
Ci dai qualche piccolo consiglio per fotografare un acquario di piante?
Molto volentieri, ma i lettori di Aquagarden non si aspettino una formula magica per fare buone foto, in quanto non esiste [o, quantomeno, io non la conosco]! Piuttosto esistono una serie di piccoli accorgimenti che possono consentire di migliorare la qualità delle proprie fotografie: si tratta di consigli banali e conosciuti [ben noti in letteratura], spesso trascurati per mancanza di tempo o perché non si pensa che dettagli così semplici possano contribuire così tanto a migliorare uno scatto.
Innanzi tutto la cosa più importante, la preparazione del set, cioè dell'acquario e della stanza. I vetri della vasca devono essere ben puliti e l'acqua limpida, onde evitare l'effetto nebbia nei nostri scatti: per questo meglio evitare di scattare subito dopo aver sifonato il fondo o quando il filtro non è ancora maturato. Inoltre è opportuno oscurare la stanza nella quale si trova l'acquario: ogni luce che colpisce il fotografo e la macchina fotografica verrà inevitabilmente riflessa dal vetro dell'acquario.
Per questo motivo l'unica luce presente nella stanza dovrà essere proprio quella delle lampade dell'acquario. Per quanto riguarda a tecnica fotografica, è sempre consigliabile il cavalletto [ma devo ammettere che spesso per pigrizia neppure io lo uso!]: in questo modo si dovrebbe evitare il micromosso determinano da una mano non proprio ferma. E se si vogliono fotografare i pesci, meglio scegliere un momento della giornata in cui siano particolarmente tranquilli e meno mobili.
Ultima cosa: la fotocamera. Spesso si pensa che serva una fotocamera particolarmente avanzata per eseguire buone foto: nulla di più sbagliato! Io ho realizzato buone foto anche con una digitale da 4 megapixel; al contrario una reflex alto di gamma è molto complicata e richiede una conoscenza tecnica piuttosto elevate per padroneggiarne al meglio le impostazioni. Da questo punto di vista per il fotografo occasionale una fotocamera compatta [point and shot] è decisamente la scelta migliore.