Giancarlo, parliamo subito di acquariofilia, quella made in USA, ritieni che esistano davvero delle differenze sostanziali con quella made in Italy?
Direi di si, l'acquariofilia Americana si e' sviluppata in modo ben diverso da quella Italiana. Se dovessi riassumere le differenze in poche parole direi che l'Europa e' circa 10 anni avanti all'USA riguardo i prodotti disponibili, il mercato commerciale, artistico e qualitativo. Mentre l'USA ha circa lo stesso vantaggio nel settore scientifico [a livello acquariofilo] e fai-da-te.
Per spiegarmi meglio magari bisogna prendere in considerazione alcuni aspetti della mentalità Americana, cioè quella del grande "fai-da-te" e quella della ricerca continua per trovare alternative più economiche. In un mercato dove almeno l'80% del pubblico compra pesci ed attrezzatura alla "Coop Americana" non e' difficile capire perchè ormai i piccoli negozi specializzati sono rari e le grandi catene vendono più castelli con bollicine e "Divieti di pesca" che prodotti specifici per il plantacquario, prodotti di cui l'80% del mercato non sa neanche a che servono.
Un esempio classico e' che quasi nessun negozio vende oggetti per la CO2, addirittura un negozio molto specializzato per vasche da barriera, vende alcuni accessori e controllori, ma per bombole e regolatori ti mandano dal distributore di birra dietro l'angolo dove con $70 ti compri tutto il necessario incluso la ricarica...
E non parliamo di piante, se sei fortunato in un negozio di catena trovi quattro rametti di cui magari due sono vere piante acquatiche... ci sono alcuni venditori su Internet che hanno una lista accettabile di piante, altrimenti ebay, AquaBid e scambi fra hobbisti.
E' l'unica via per ottenere qualche pianta desiderata. Chi non frequenta l'Internet sicuramente non ha mai visto un vero plantacquario, di certo nei negozi Americani non troverai alcuna rappresentazione o foto di tale vasca. Anzi, e' un miracolo se riescono a tenere in vita le poche piante che rivendono.
Fortunatamente per il vero acquariofilo Americano c'è Internet e la vendita per posta/catalogo. Essendo un mercato molto piccolo a confronto di quello di cui ho parlato in precedenza e' ovvio che tali mezzi permettono di coprire una geografia molto più ampia e perciò riescono a giustificare la vendita di prodotti più specifici. Mancano comunque le case produttrici come ADA, Elos, Tropica e altre che in altri paesi hanno aperto la strada per il plantacquario.
Questo magari e' stato ciò che ha forzato l'acquariofilia Americana a svilupparsi nelle mani degli acquariofili invece che nei laboratori delle case produttrici. Non dubito che queste case siano passi avanti della "scienza casalinga Americana" ma ovviamente i loro sforzi servono per migliorare i propri prodotti in un mercato competitivo e perciò poco viene svelato al pubblico. Il merito dell'evoluzione dell'hobby Americano va al pubblico stesso e in particolare i gruppi di discussione su Internet.
La Seachem e la Kent sono fra le poche ad avere una linea semi-completa per il plantacquario, ma purtroppo non essendo completamente dedicate all'acquario di piante non vediamo vasche da ‘show' proposte da queste case, né ci forniscono protocolli completi da seguire e tutti i prodotti necessari. Non esiste una vasca completamente "Seachem" per esempio, come magari una vasca ADA.
Quindi mentre un nuovo acquariofilo Italiano può comprarsi l'intero sistema, incluso luci e istruzioni per la gestione e un intera linea di prodotti per seguire tale regime, il novello acquariofilo americano deve sempre girare per negozi, scegliersi prodotti di cui magari non conosce tutte le caratteristiche tecniche e non sempre e' in grado di fare tale scelta correttamente, e magari tornare a casa con una collezione di marche diverse con istruzioni che lasciano d'avvero spazio all'immaginazione.
Tutto questo crea delle differenze piuttosto sostanziali fra i due mercati, mentre e' sicuramente più facile entrare nell' hobby del plantacquario italiano seguendo la strada già preparata dalle grandi case, l'unica motivazione per andare oltre e' quella del risparmio economico.
In America invece sei più lasciato a te stesso, anzi sei completamente da solo se non frequenti Internet visto che la maggior parte del personale nei negozi di catena è ignoranti in materia. O ti arrendi o ti prepari per diventare una sorta di "piccolo scienziato acquariofilo" se vuoi avere tale vasca. Non so dirti se tale situazione e' una conseguenza del mercato commerciale americano, o lo stato del mercato stesso sia una conseguenza della mentalità americana. Magari e' la seconda ipotesi... ricordo in Italia dietro ogni angolo c'e' un meccanico o gommista... in America dietro ogni angolo c'e' invece una macchina senza gomme e in mezzo stato di riparazione che prima o poi "papà aggiusterà... "
Negli ultimi due anni abbiamo comunque visto il ritorno dell'ADA, anche se tramite un solo rivenditore e' stato un rientro ben accettato. Anche la Elos ha messo un piede sul terreno Americano di recente... Conoscendo in parte il mercato credo queste case avranno la loro nicchia, specialmente nel settore dei substrati, vasche e qualche attrezzatura specifica. Sarà difficile rompere i metodi di gestione che abbiamo, magari usciranno nuove variazioni dei protocolli usati per sfruttare al massimo tali prodotti.
Comunque anche l'aquascaper americano inizia a dare importanza all'aspetto della vasca stessa e tipo di attrezzatura usata, che sia un "moda" o un vero desiderio di avere prodotti di qualità, si vedono sempre più vasche "custom" senza il tipico bordo nero di plastica che e' la norma delle vasche Americane.
Altra differenza che spesso noto e' nel modo in cui si affrontano alcune situazioni. L'Americano e' molto semplice nel modo in cui affronta certi problemi, "Stick to your guns" e' magari il termine che meglio descrive tale approccio, cioè quello di continuare per la strada che sappiamo funziona finché inizia a funzionare... Per esempio, se affronti un problema di alghe, ovviamente dopo aver valutato la situazione ed eliminati qualsiasi elemento di dubbio, il classico consiglio e' di seguire il regime, tenere la vasca pulita manualmente finché le piante riprendono il via e tutto torna al normale... insomma perseveranza e pazienza.
L'approccio italiano mi sembra più attivo, dove spesso si prova a cambiare vari aspetti della gestione della vasca per affrontare il problema attuale. Vero che ogni caso richiede una soluzione specifica, ma a volte i nostri problemi sono dovuti proprio ad una mancanza di maturità della vasca stessa, cosa che spesso si ottiene più facilmente cambiando il meno possibile.
Fertilizzazione: da Conlin & Sears all'Estimative Index, com'è cambiata la gestione "tipo" dell'acquario di piante?
Entrambi sono stati importanti passi in avanti, il PMDD ha fatto il primo grande passo dandoci dei valori di base dei vari elementi nutritivi. Ci ha dato un punto di partenza e controllo individuale degli elementi più importanti, cosa che era quasi impossibile usando prodotti commerciali. Sperimentare con le concentrazioni PMDD era facilissimo e alla portata di chiunque adottasse tale metodo. Secondo me questo e' stato il passo più importante, e quello che ha creato una base per i protocolli che hanno seguito, incluso l'EI.
Il lavoro svolto da Conlin e Sears e' avvenuto orami 10 anni fa, allora le nostre vasche erano molto meno illuminate, si usavano substrati non inerti e pochissima CO2. Tutt'oggi questa rimane una tipologia di vasca molto valida. Con il passare del tempo le nostre vasche sono diventate sempre più illuminate ed il protocollo "tipo" era spesso una variazione del PMDD che richiedeva vari elementi in concentrazioni diverse per evitare carenze e di nuovo problemi con alghe. Per fare il salto successivo era indispensabile rompere il concetto della limitazione dei nutrienti, cosa non facile considerando che era proprio questo concetto e rivoluzionare l'hobby 5-6 anni prima.
Tom Barr ha fatto proprio questo, negli anni fra i due protocolli si può quasi seguire l'intera evoluzione dell'EI negli archivi dell'APD [Aquatic Plant Digest] http://fins.actwin.com/aquatic-plants dove Tom è sempre stato un partecipante molto attivo.
L'EI [Estimative Index] era in realtà un' idea di come gestire gli elementi in acqua senza dover eseguire test per vari elementi. Allora le concentrazioni che consigliava nell'EI erano già state stabilite ed erano in uso da tante persone che avevano seguito i consigli di Tom.
L'EI ci permette di gestire le concentrazioni in vasca basandoci su ciò che dosiamo invece di basarci sui risultati dei test. Usando un "reset" periodico dei valori in vasca si può ripetere le dosi precedenti ottenendo una percentuale d'errore accettabile. L'EI inoltre non prevede alcun aggiunta di fertilizzanti nel substrato. Riguardo i valori in acqua, il metodo EI ci suggerisce che oltre ad una certa quantità di luce le piante sono in grado di ottenere il vantaggio competitivo senza una limitazione nutritiva da parte nostra. Anche se magari ancora non ci spieghiamo esattamente perchè, l'EI funziona in vasche più illuminate senza dover eliminare completamente alcun elemento nutritivo.
Ovviamente entrambi fanno parte di un'evoluzione che non si e' mai fermata, già ci sono numerose variazioni dell'EI e altri metodi di gestione come per esempio il PPS [Perpetual Preservation System], il protocollo più moderno che segue un approccio diverso dell'EI, quello della manutenzione di livelli in modo da creare un ambiente "perpetuo" o comunque un ambiente che non necessita di reset o cambi frequenti. Si basa comunque su ciò che viene dosato più che su quello che viene testato, e finché si mantiene la corretta percentuale fra i vari nutrienti, si può testare solo NO3 e PO4 per avere un idea delle concentrazioni degli altri elementi in vasca.
… e il low tech di Diana Walstad?
Diana ci ha fornito un ottimo libro contenendo una collezione di test e risultati vari che vanno a spiegare tanti dei processi che avvengono nel plantacquario. E' un libro che suggerisco a chiunque vuole sapere di più su tali processi, processi che avvengono in qualsiasi plantacquario, fiume, lago o giardino acquatico.
Altro aspetto del libro, quello della vasca tipica "alla Walstad", a mio parere va a documentare un metodo di gestione ormai piuttosto vecchio, metodo che per tanti anni era l'unico metodo per il plantacquario. Diana fa parte di quel gruppo di "giardinieri acquatici" più interessati alla pianta stessa che al contenitore dove cresce. Substrati di terra, poca luce e vasi in cotto non vanno molto d'accordo con la tendenza più moderna di cimentarsi con l'aquascaping, cosa difficilissima in tale vasca.
In questa categoria troviamo i grandi nomi come Jan Bastmeijer, Yuji Sasaki, Claus Kettner e Christel Kasselmann che gestiscono vasche non molto diverse da quelle documentate da Diana. Anzi, sicuramente per questi esperti crescere una pianta in un substrato inerte e' paragonabile a crescerla su un letto di palline da ping-pong... Queste vasche sono ottime per far crescere crypto e altre piante a lenta crescita, ma non si prestano bene ad un Aquascaper o una vasca con tante piante a stelo dove e' necessario sradicarle con più frequenza.
Ovviamente c'e' sempre la via di mezzo, chiamiamolo il "low-tech moderno", quello di usare substrati semi inerti arricchendoli con sostanze organiche o terricci, illuminazione media e un regime di fertilizzazione solo dal substrato. Questa credo sia una vasca più flessibile senza dover perdere completamente i grandi vantaggi che solo una vasca di terra può offrire. Infine sono tutti metodi che funzionano benissimo ma hanno scopi e applicazioni ben diversi.
Grazie al lavoro di Tom Barr, anche in Italia abbiamo appreso la tecnica della fertilizzazione massiccia seguita dal resettaggio settimanale dell'acquario. Come giudichi questa tecnica di gestione?
Ovviamente la ritengo un ottimo punto di partenza per vasche fortemente illuminate. Ammetto che ogni mia vasca viene gestita in modo ormai diverso, alcune molto diverse da altre, però in questo hobby serve un punto di riferimento o di partenza, e l'EI, PMDD e altri protocolli servono proprio a questo.
L'EI ci ha permesso di dosare le vasche senza dover eseguire test chimici per rilevare i valori in vasca, o per lo meno non e' necessario fare ciò ad ogni cambio d'acqua. Una volta che si "conosce" la propria vasca e' piuttosto facile giocare con le dosi e usare dei test per stabilire un regime più mirato che può ridurre la frequenza del reset. Durante l'avvio seguo i cambi settimanali ma per necessità il mio primo scopo e' di stabilire un regime che richiede non più di cambi mensili.
C'e' anche da dire che mentre qui nell'USA non e' affatto raro vedere un novello adottare l'EI con ottimi risultati dopo pochissimo tempo, diciamo uno o due mesi dall'avvio, a leggere i forum non sembra che questo protocollo abbia lo stesso livello di successo in Italia. Perchè? Forse dipende dal modo in cui viene adottato il metodo, di certo non e' un metodo da adottare in parte, o lo fai o non lo fai... potrebbe dipendere da tante cose, anche l'acqua stessa... potrebbe anche trattarsi di una errata valutazione del protocollo ideale per tale vasca, per esempio watt-per-watt non tutti gli impianti d'illuminazione sono uguali.
L'EI secondo me e' ideale per vasche oltre 0,75w/lt, qui nell'USA gli impianti d'illuminazione sono separati dalla vasca stessa, tutte le vasche hanno coperchi in vetro dove si appoggia sopra l'impianto che spesso usa alimentatori ad alta potenza e sempre viene adottato un riflettore di qualità. In passato ho avuto vasche con coperchi inclusi dove per esempio i tubi neon venivano appoggiati all'interno del coperchio, o senza riflettore o con un riflettore quasi appoggiato sul tubo... insomma quei 0,75w/lt non erano certo uguali a 0,75w/lt che ho oggi! Anche l'alimentatore in alcuni impianti che ho avuto, specialmente gli alimentatori sigillati che vanno posizionati all'interno del coperchio erano spesso sotto-alimentati per ridurre il calore. Il fatto che alcuni abbiano avuto problemi con l'EI per poi trovare successo con il PMDD o simile protocollo più "rilassato" mi fa pensare inizialmente ad una differenza d'illuminazione.
Ovviamente questo potrebbe essere il problema in soli alcuni casi, non mancano sicuramente le vasche da 1w/lt che hanno avuto problemi adottare il protocollo EI. Di certo credo ci sia qualcosa che non permette a questo protocollo di avere lo stesso livello di successo in Italia che ha nell'USA.
Complessivamente, come valuti il panorama acquariofilo italiano?
Questa non e' una domanda facile per me perchè sono ormai 6 anni che mi trovo nell'USA, l'unica visione dell'hobby italiano la vedo tramite i forum Italiani, e anche così non si ha sempre una visione completa. Comunque credo sia ovvio che la disponibilità di prodotti seri per il plantacquario ha portato l'intero panorama acquariofilo europeo a livelli molto alti. Il settore commerciale e' ben sviluppato e il lato artistico agli italiani non manca di certo.
Ritengo che ci sia ancora qualche piccola "scoperta" da fare sul lato della gestione stessa, una volta messo ciò nel bagaglio culturale ci si può concentrare completamente sull'aquascaping, un aspetto in cui sono certo l'italiano non si farà battere facilmente.
Substrati: mi pare che in America la Flourite Seachem la faccia da padrona nelle vasche di piante, almeno a giudicare dalle descrizioni degli acquari che partecipano ai vari contest
La Seachem ha sempre avuto successo con i loro substrati, la Flourite ha preso un po' il posto della laterite che era molto popolare qualche anno fa. La transizione da vasche "naturali" alla Walstad per intenderci, al PMDD e in seguito all'EI ha causato un cambiamento anche nei substrati usati, passando da substrati ricchi in sostanze organiche a prodotti inerti che permettono una gestione più controllata della vasca, anche se non necessariamente una crescita superiore. Non avendo molta scelta nel mercato Americano, fra ghiaia plastificata, ghiaia di origine sconosciuta, sabbia, laterite e Flourite.... la scelta è facile. La Flourite è in un certo senso simile all'Aqua Soil cotta più a fondo, e' porosa, inerte, ha un colore accettabile e non degrada con il passare del tempo.
Ad assisterla magari e' stato anche il ritiro dei prodotti ADA dal mercato Americano che solo di recente sono di nuovo importati negli USA. Oggi anche l'Eco Complete e' considerato un'ottima scelta e l'uso dei substrati ADA e' limitato solo dalla differenza sostanziale di prezzo. Prima o poi i prezzi caleranno o qualcuno nel vero "spirito Americano" troverà un equivalente fai-da-te o alternativa economica...
Avendoli provati un po' tutti credo che prima o poi la Power Soil diventerà molto più comune anche qui da noi, però il prezzo rimane un problema. Inoltre i substrati pesano e perciò il costo di spedizione e' spesso molto alto, anche questo e' un aspetto importante visto che ormai i prodotti Seachem li troviamo facilmente nelle grandi catene.
Anche se ritengo la Power Soil superiore come substrato, e' più difficile durante l'avvio perchè come un substrato di terra c'e' un certo rilascio durante i primi mesi, cosa che nelle mani di un novello senza assistenza da un esperto può creare più problemi che altro. La Flourite invece funziona bene sia in vasche piantumate che non, quindi e' più facile ad usare per chiunque vuole iniziare con piante acquatiche. Credo sia ovvio che i risultati possono essere ottimi con qualsiasi di questi prodotti, cambia un po' la gestione e i problemi incontrati durante l'avvio.
Ultimo cenno pro-Seachem e' il fatto che hanno sempre partecipato attivamente sui gruppi di discussione, rispondendo praticamente a qualsiasi domanda o critica con dati tecnici, risultati di test e ragionamenti dietro gli elementi usati nei loro prodotti. Insomma, hanno assistito loro stessi a sviluppare l'individuo educandolo sui vari prodotti e partecipando in discussioni tecniche anche al di fuori dei loro prodotti. Sono certo che anche questo abbia avuto qualche impatto positivo sul lato commerciale.
Parliamo di te e dei tuoi acquari. Sei piuttosto restio a cimentarti con l'aquascape, perché?
Prima cosa credo che mi manchi il lato artistico, o per lo meno non do sufficiente importanza all'aspetto artistico per giustificare l'atto di disturbare una vasca stabile... Ho anche una sorta di malattia per il collezionismo di piante, cosa che sto provando a perdere ma ogni volta che ci provo mi ritrovo con vaschette davanti ogni finestra contenendo l'ultimo rametto di una pianta che avevo deciso di gettare... poi alla fine ritrovano il loro posto in una delle vasche e mi ritrovo allo stesso punto di partenza. Magari se avessi un rivenditore Tropica dietro l'angolo sarebbe più facile perdere questa mania, purtroppo non credo tale cosa avverrà, anzi sono spesso io a fornire piante ai negozianti di zona più che l'inverso.
Inoltre pure io vengo da un passato di vasche di terra, non ho ancora perso il fascino per le grandi colonie di crypto, anubias, felci e altre piante simili che solo anni di crescita possono creare. Il numero di vasche che oggi tengo personalmente e' strettamente legato al numero di tronchi ricoperti da anni di crescita che non ho il coraggio di strappare via. Riconosco che il mio stile e' ormai sorpassato però devo ammettere che a me piace, specialmente dal vivo dove ci si può perdere fra le radici esposte e tronchi che da anni non vengono toccati... per me quel "tronchetto" e' tutto l'aquascaping che mi serve.
Per allestire nuove vasche, o riallestire una vasca esistente ci vuole tempo, sia per l'atto stesso che per seguire la maturazione della vasca in seguito, purtroppo anche il tempo sembra mancare sempre di più. Comunque ho intenzione di ridurre il mio hobby a solo due vasche nei prossimi anni, una piantata ed una da barriera, forse riuscirò a creare qualcosa di più artistico, anche se solo per un breve periodo finché diventa un enorme ammasso di piante e tronchi... allora si che sarà una vasca "mia"...